La lunga e stretta amicizia tra Mons. Montini e Guitton cominciò nel
1950, quando il cardinale Parente, censore del Sant’Ufficio, aveva deciso d’
inscrivere un libro del famoso filosofo francese, “La Vierge Marie”,
all’indice, come eretico. Questo perchè, in somma, contrariando il Vangelo e
il Magistero infalibile della Santa Chiesa, Guitton scrisse:
“Al momento dell’ Incarnazione, la Vergine non conosceva la
divinità di Cristo”.
(J. Guitton, Journal de ma vie, Ed. Desclée de
Brouwer, Bar-le-Duc, 1976, p. 202-203; J. Guitton con Francesca Pini,
L’infinito in fondo al cuore, Ed. Mondadori, Milão,
1998, p. 36).
Guitton, sapendo di quella grave intenzione del Sant’Ufficio, si ha
rivolto al Nunzio Apostolico a Parigi, Mons. Angelo G. Roncalli, futuro Papa
Giovanni XXIII, per vedere come sarebbe possibile evitare la condanna del
suo libro. Senza indugio, Mons. Roncalli gli ha raccomandato di cercare
Mons. Montini, allora sustituto della Segretaria di Stato
del Vaticano.
Montini, prima di conoscere personalmente il famoso filosofo francese,
già aveva letto molti dei suoi libri, incluso La Vierge Marie,
che lo ha considerato “il più bel testo mai scritto sulla Vergine”
(L’infinito in fondo al cuore, op. cit. p. 36), come lui
stesso lo dirà a Guitton, quando del loro primo incontro:
«Mi ha piaciuto molto il suo libro su la Vergine. (...) Doppo le
pagine di Newman nella sua famosa lettera al Dr. Pusey
, penso
non avere mai letto pagine sulla Vergine che mi hanno aggradato
tanto. Si deve essere allo stesso tempo antico e moderno, parlare
secondo la tradizione ma anche secondo la nostra sensibilit»
(J. Guitton, Dialogues avec Paul VI, Ed. Fayard,
Paris, 1967, p.21; e Yves Chiron, Paul VI, le pape écartelé,
Ed. Perrin, Paris, 1993, p. 139. La versine italiana è nostra).
Così, Mons. Montini, oltre di manifestare il suo elogio a quell’opera di
Guitton, gli presenta, come fondamento, una tese del Modernismo, condannata
da S. Pio X, dicendogli: non basta “parlare di modo antico, secondo la
tradizione (della Chiesa), ma anche di modo moderno, secondo
la nostra sensibilità”.
Sarebbe il caso di domandare al Mons. Montini — nella eventuale ipotesi
d’incompatibilità tra queste due forme d’interpretazione da lui raccomandata
— qualle, un vero cattolico dovrebbe seguire: quella “della
tradizione” infalibile della Chiesa (non “antica”,
perché di sempre), o quella “moderna, secondo la sua
sensibilità”... In questo senso, Guitton, come Lutero, ha scelto la
seconda via, o sia, la “moderna” , fondamentata solo nella sua
“sensibilità”.
Vedremo più avanti l’interpretazione “moderna” di Guitton
sull’Annunciazione, secondo la sua “sensibilità”,
contraria al Vangelo, alla tradizione e al Magistero di sempre e infalibile
della Santa Chiesa, che “tanto ha aggradato” al Mons. Montini,
come al Pastore protestante Boegner, ma che, tuttavia, ha tanto
disaggradato al Sant’Ufficio, che l’ ha considerata eretica.
L’incontro di Guitton con Mons. Montini è avvenuto nel 8 di settembre del
1950, data che rimanerà nella storia d’entrambi gli amici: Montini, al
finale di questo primo incontro, domanderà a Guitton di trovarlo tutti gli 8
di settembre dove lui fosse. E così è successo fino alla morte di Paolo VI.
Tuttavia, il timore di Guitton, quanto alla possibile condanna del suo
libro, sparí nei primi minuti di quell’incontro, perché “Montini già
aveva tutto preparato per evitare la condanna del libro” (cfr. Yves
Chiron, Op. cit. p. 139), come lo stesso Montini gli confermarà nel 1952,
aggiungendo una critica personale, no dottrinale, a Mons. Parente:
“Quanto a Mons. Parente, che scrisse contro di lei, lui ha uno
spirito molto impetuoso. Con una penna nella mano, lui non vede
l’incidenzi morali, personalli, fino politicci
dell’articolo
che lui scrisse contro lei. Noi (chi?) ripareremo
tutto questo”
(J. Guitton, Journal de ma vie, Ed. Desclée de
Brouwer, Bar-le-Duc, 1976, p. 254. La versione italiana è nostra).
Infatti, Mons. Montini, molto prima di quello primo incontro con Guitton,
già aveva preparato e presentato al Papa Pio XII un testo innalzando quell’
opera, che il Pontifice ha sottomesso la sua firma, rendendo così
impossibile la condanna dal Sant’Ufficio (cfr. Y. Chiron, Paul VI, le
Pape écartelé, op. cit. p. 139) , che solo nell’ano seguente, nel
marzo di 1951, e soavemente, ha chiesto al Guitton “di strappare
la pagina del libro “ nelle future edizione de La Vierge
Marie. Guitton ha obbedito e, con una nota spiegativa, ha pubblicato
la seconda edizione nel 1953, senza la parte condannata; però, l’edizione
seguente, del1986, riprende il testo originale.
La narrazione che Guitton scrisse, di questo primo incontro con Montini,
ci permette di formare una reale immagine del ambiente cortese e affabile,
in cui essa si ha condotta — Guitton comincia la sua esposizione comparando
Mons. Montini “al angelo di Reims” (!)... (cfr.
Dialogues avec Paul VI, op. cit. p. 22). Sembra più un incontro tra
due vechi amici dopo una lunga lontananza, scambiando informazioni e
opinioni su diversi argomenti, che un’udienza tra un Monsignore della
Segretaria di Stato del Vaticano e l’autore d’un libro considerato eretico
dal Sant’Ufficio.
Così, hanno parlato del ecumenismo, del l’anglicano Lord Halifax e del
Pe. Pouget; hanno commentato l’enciclica Humani Generis e
l’inteligenza dei francesi; hanno tratato del scomunicato Modernista Loisy e
della carta di Montini al filosofo, non meno Modernista, Maurice Blondel; si
hanno rivolti al tomismo, a De Lubac, e al Pastore protestante Max Thurian.
Hanno parlato di tutto, però, poco, o quasi niente, del libro La
Vierge Marie, finalità primordiale di quello incontro.
Infatti, quanto a quella opera, eretica agli occhi del Sant’Ufficio,
Mons. Montini ha voluto sapere solo quale era stata la corrispondente
reazione dei protestanti francesi, particolarmente del Pastore protestante
Boegner. Quando Guitton gli ha confermato che il libro aveva aggradato tanto
a quelli protestanti, come al Pastore Boegner, Montini ha cambiato argomento
(cfr. J. Guitton, Dialogues avec Paul VI, op. cit. p. 19 -32).
Cominciava così la lunga e stretta amicizia tra Mons. Montini ed il
Modernista Jean Guitton, salvato da Montini “dalle grinfie del
Sant’Ufficio”, come lui stesso, Montini, gli dirà nel novembre del
1963 (J. Guitton, Paolo VI segreto, Ed. San Paolo,
Milano,1985, p.58).
Come, infortunatamente, non abbiamo la versione originale del libro
La Vierge Marie, che “tanto ha aggradato a Montini e al
Pastore protestante Boegner”, vedremo, in seguito, quello che lo
stesso Guitton ha detto di quella opera alla giornalista italiana Francesca
Pini, conforme si legge nel libro L’infinito in fondo al cuore,
op. cit., pagine 36 a 40, trascrito sotto. (Il grosseto è sempre
nostro).
Francesca Pini domanda a Guitton:
F. Pini:
“È vero che, a proposito di un suo libro, la
censura del Vaticano l’ha considerata quasi un eretico?”
Jean Guitton: «Quanto mi chiede riguarda in effetti un
libro che avevo scritto sulla Vergine e che era molto
piaciuto a Giovanni Battista Montini (diventato papa Paolo VI),
il quale lo considerava il più bel testo mai scritto sulla
Vergine. Montini, del resto, mi ha sempre detto che la sua
amicizia per me era proprio dovuta a questo libro».
F. PINI: «Qual era il contenuto? »
J. Guitton: «Avevo scritto che al momento dell’
Incarnazione, la Vergine non conosceva la divinità di Cristo.
Allora il censore, credo il cardinal Parente, aveva deciso
di mettere il mio libro all’indice. Momtini fece però molti sforzi
per salvarlo, andò a parlare con il suo “capo”, Pio XII, per non
farlo mettere al bando».
F. PINI: «Ciò significa che la Vergine non conosceva la
divinità di Cristo al momento dell’Incarnazione?»
J. Guitton: «Secondo me (?), c’ una sola Incarnazione, ma
ci sono due (?) Annunciazioni. Questa una idea tutta
mia, non di altri teologi o esegeti. Due sono state, a mio
parere (?), le Annunciazioni: quella che racontata nel
Vangelo, quando Maria riceve la visita di un angelo che le dice:
“Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus
et benedictus...” »
[Solo per meglio precisare: l’espressione “benedicta tu in
mulieribus et benedictus...” non fu detta dal’ angelo, ma da Sta.
Isabelle, cugina della Vergine, quando della sua visita, cfr. Lc 1, 42].
Prossegue Guitton:
«
Allora, mi sono chiesto: che cosa diceva l’angelo
alla Vergine? Che sarebbe la madre del Messia. Ma essere la madre
del Messia (ciò di un personaggio molto importante
atteso dagli ebrei) non essere la madre di Dio (?).
Quindi ho pensato (?), ho dedotto (?) che un giorno
(?) la Vergine avesse avuto un’altra (?) ,
diversa (?) Annunciazione. Si trovava a Nazareth (?) (probabilmente
(?) Ges aveva circa tre anni (?), quando ebbe (?) la
visita di un angelo che le comunicava (?) che il suo bambino
non era un uomo, ma Dio. E questa è un’Annunciazione
infinitamente superiore alla prima (?). L’idea delle
due Annunciazioni però apparsa (?) eretica al cardinal
Parente che avrebbe voluto farmi condannare a causa della mia tesi.
Ricevette allora una lettera dal Vaticano nella quale mi si
chiedeva di strappare la pagina del libro in cui avevo fatto questa
affermazione ».
Così, il “più grande filosofo cattolico del secolo XX”,
Jean Guitton, disprezzando la Rivelazione e l’insegnamenti infalibile della
Santa Romana Chiesa, và anche al di là del libero esame di
Lutero. E fondamentandosi solo nella sua esuberante
immaginazione, per seguire il tutto suo modo “moderno”
e la sua “sensibilità” d’interpretare la Scritura,
conforme prescrisse Mons. Montini, lui arriva a quella eretica
affermazione.
Curioso che lui, Guitton, apologeta del metodo critico-storico —
dogma del Modernismo condannato da S. Pio X — d’interpretare
la Rivelazione, non lo segue adesso, ma fondamentasi esclusivamente nella
sua immaginazione e “moderna sensibilità”, niente
scientifiche, ma solo soggettive, come traspira dal testo: “Secondo
me”..., “idea tutta mia”..., “a
mio parere”..., “mi sono chiesto”...,
“ho pensato, ho dedotto”..., “probabilmente”,
ecc. Così, il famoso filosofo cattolico francese proclama la
sua eretica tese che non merita (per lui, e per Montini) che essa
sia criticata da nessuno, e molto meno condannata dal Sant’Ufficio che, per
lui, non aveva il diritto di pensare di forma diversa della sua,
come lui stesso dirà al Mons. Montini nel 1952, esigendo fino condizioni
intellettualli per i censori della Curia, “senza obiezione del
Monsignore” (cfr. Journal de ma vie, op. cit. p. 254).
[Di passaggio: come semplici fedeli, domandiamo ai teologi e ai esegeti
di oggi se, in questo caso, se applicherebbero le parole del
Signore al profeta Geremia, parlando dei falsi annunciatori della
parola:
«Il Signore mi ha detto: «I profeti hanno predetto
menzogne in mio nome; io non li ho inviati, non ho dato
ordini né ho loro parlato. Vi annunziano visioni false, oracoli vani
e suggestioni della loro mente» (Jer 14, 16).
O ancora:
“«
Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri
- dice il Signore - che li raccontano e traviano il mio popolo
con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun
ordine; essi non gioveranno affatto a questo popolo». Parola del
Signore” (Jer 23, 32)].
Più grande perplessità, però, abbiamo, non tanto dell’eretica tese del
modernista Jean Guitton, frutto della sua “moderna sensibilità”,
ma anzi perché il suo libro abbia “tanto piaciuto a Mons. Montini”,
futuro Papa Paolo VI, che è arrivato fino ad affermare che “lo
considerava il più bel testo mai scritto sulla Vergine” (cfr.
L’infinito in fondo al cuore, op. cit. p. 36). Come si spiega
questo?
Ma, ritorniamo al dialogo tra Guitton e Francesca Pini, su la domanda del
Sant’Ufficio a Guitton, d’ eliminare “quella pagina” nelle future
edizione.
F. Pini:
“E lei lo ha fatto?”
J. Guitton: «Si. Poich mi era stato chiesto, ho fatto
un’edizione priva di quella pagina».
F. Pini: "Ha obbedito, dunque..."
J. Guitton: «Si, ho obbedito, ma come obbedisco sempre,
con l’idea che fosse piuttosto stupido, ma che, tuttavia,
bisognava farlo».
F. Pini: “Dunque, nella prima annunciazione, la
Vergine non conosceva ancora la natura divina di suo figlio?”
J. Guitton: «No. Il Messia, per gli ebrei, era un uomo, um ebreo
inteligente come Salomone, Davide e anche Mosè. Era un uomo, non un
Dio».
F. Pini: “Non ha fatto poi più nulla Monsignore
Montini per consentire il reinserimento di quella pagina?”
J. Guitton: «No, non ha fatto nulla, mi ha dato perola sua
amicizia, mostrando così una grande misericordia
(?) da parte sua. Come ripeto, la sua amicizia per
me era dovuta al mio libro, che egli apprezzava molto.
D’altronde mi confidò che gli avevo rivelato la Vergine
Maria, naturalmente dal punto di vista filosofico, non da
quello religioso».
Così, lo strano apprezzamento di Mons. Montini a quel
libro, visto come eretico dal Sant’Ufficio, è stato il fondamento di quella
stretta amicizia tra il modernista Guitton ed il sostituto
della Segretaria di Stato del Vaticano, che lo difende e protege.
Ma qui, c’è un’altro aspetto del metodo del Modernismo, risalito e
condannato da S. Pio X nella Pascendi: i modernisti ora si rivestono
da filosofi, ora da teologi, ora da scientifici, ecc., per combbatere e
distruggere il Dogma della Chiesa, “nelle sue radici”.
E Mons. Montini, secondo le parole del Guitton, stranamente si inserisce in
questa distinzione relativista, tipica del Modernismo, dicendo,
implicitamente, che si può vedere anche contraditoriamente la
dottrina della Chiesa, secondo i diversi punti di vista (“filosofico”,
“religioso”, o di tutti altri punti possibili),
come se la verità della Rivelazione e del Magistero della Chiesa,
includendo il Dogma, potesse essere vera da “un punto di vista”,
e falsa da un’altro. É proprio il “sì” e il
“nò” insieme, mescolati davanti la stessa verità, linguaggio
dubbio, condannato da Nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha ordinato
chiaramente, soprattutto ai pastori della Chiesa: “Ma il vostro
parlare sia sì, sì, nò, nò, ciò che è in più vien dal maligno” (Mt.
5, 37)].
Prossegue la giornalista Francesca Pini, domando a Guitton:
F. Pini
: “Questa amicizia con Paolo VI è forse il
modo con il quale il buon Dio ha voluto ricompersarla per avere
scritto un libro vero (?) sulla Vergine?”
J. Guitton: «È proprio quello che penso».
F. Pini: “Perché lei ha trattato Maria da un punto di
vista filosofico?”
J. Guitton: «Non posso spiegarglielo ora, perché
dovrei svelarle tutto quello che è nel libro che verrá
pubblicato dopo la mia morte. Ma, come filosofo, studiare
Maria per me significa analizzarla come ho fatto con Platone,
Cartesio, Heidegger e Bergson».
[Guitton, adesso si protegendo “come filosofo”, riduce lo
studio della Santissima e Sempre Vergine Maria, in cui seno il Verbo di Dio,
Gesù Cristo, Seconda Persona della Santissima Trinità, si è Incarnato, allo
stesso livelo naturale dei filosofi gnostici...].
F. Pini:
“È lo stato di perfezione della Vergine a
interessarla in modo particolare?”
J. Guitton: «Come filosofo, la studio sotto ogni profilo. In
primo luogo quella della giovane ragazza che si sposa a quindici
anni con un uomo, Giuseppe, con il quale non ha rapporti, ma dal
quale ha un bambino, cosa ben strana (?) (...)».
Eccoci al punto fondamentale dell’ eresia che Guitton, travestitito da
“filosofo”, voleva diffondere “teologicamente”, e
che, ovviamente, “tanto ha piaciuto al Pastore protestante Boegner e
ai protestanti francesi”, dopo tutta quella
creativa introduzione, in se eretica, delle “due Annunciazioni e
una Incarnazione” : Guitton, amico di Montini, afferma che Gesù è
figlio di Giuseppe (“dal quale – Maria -- ha un
bambino”), negando, così, l’intervenzione dello Spirito Santo nel
seno della Vergine, negando, dunque, la Verginità de la sempre Vergine
Maria, Dogma più odiato da i protestanti e dal Pastore Boegner, e inserendo
— sempre “come filosofo” (non dimentichiamoci!) — il veleno
del dubbio nelle anime cattolice, con il tutto suo viperino
commento finale: “cosa ben strana”....
Così, intendiamo perfettamente perché quella tese eretica del Guitton
abbia tanto “piaciuto ai protestanti francesi e al Pastor Boegner”.
D’altra parte, però, come semplici fedeli della Santa Romana Chiesa, non
riusciamo a capire come quella tese abbia “aggradato tanto al
Monsignore Montini”!...“Cosa ben strana” !...
Domandiamo, dunque, ai teologi dei nostri tempi:
1 – quella tese di Guitton, è eretica?... Sì, o nò?
2 – se non è eretica, perche la Chiesa non l’assume come vera,
revisionando ed inserendo nel Vangelo di S. Lucca la “seconda
Annunciazione” guittoniana, senza dimenticare – certo – la
domanda di perdono al mondo, per lo
sbaglio mantenuto nel corso di 1950 anni?
3 – se eretica, come è stato possibile che essa abbia piaciuto
“tanto al Mons. Montini”, a punto di salvarla della condanna del
Sant’Ufficio, fondamentare, in essa, una stretta e lunga amicizia con il suo
inventivo e eretico creatore, e poi invitarlo, non solo a participare, ma
anche a prendere la parola nell’ aula magna del Concilio Vaticano II? ...
“Cosa ben strana”!....
La parola ai teologi dei nostri tempi.