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| Jean Guitton ed il Modernismo nel Concilio Vaticano II | |
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JEAN GUITTON ED IL MODERNISMO AUTO DEMOLIZIONE DELLA CHIESA PROMOSSA DALLE DOTTRINE MODERNISTI NEL VATICANO II Questione proposta: Jean Guitton confessa:il Concílio Vaticano II ha introdotto i metodi e le dottrine del Modernismo condannate da San Pio X: "Quando leggo i documenti concernenti al Modernismo, tale come è stato definito da San Pio X, e che li confronto con i documenti del Concílio Vaticano II, io non posso lasciare di restare sconcertato. Perché quello che è stato condannato come una eresia nel 1906 è stato proclamato ormai come dovendo essere e como essendo la dottrina ed il metodo della Chiesa. Detto d'altro modo, i modernisti nel 1906 mi paiono come precurssori. Miei maestri hanno fato parte d i loro [i modernisti]. Miei genitori mi hanno insegnato il Modernismo. Come San Pio X ha potuto respingere quelli che adesso a me appariscono come precursori?" (Jean Guitton, Portrait du Père Lagrange, Éditions Robert Laffont, Paris, 1992, p. 55 - 56).
Egregio Sig. Dott. Renato Papetti,
"O voi ch'avete l'intelletti sani, Dante, Inferno, IX, 61-63. I - IntroduzioneAnzituto la ringrazio per la così gentile attenzione cha lei ha datto alla domanda che gli è stata inviata per mezzo di mio fratello, Marcelo Fedeli, e gli chiedo scuse per i miei errorri di grammatica e di ortografia, perché l 'italiano l' ho imparatto solamente a casa. Voglio ancora ringraziare l' Istituto Paolo VI di Brescia per il lavoro che si è dato di rispondere ed "adeguatamente approfondire la delicata questione" sottoposta, incaricando un teologo di elaborare un dotto parere, riguardante alla affermazione di Jean Guitton sul carattere modernista del Concilio Vaticano II. Comunque, la gratitudine per la sua gentilezza e per il lavoro del Istituto non può impedirmi di dirgli, con rispetosa sincerità cristiana, che la sua risposta, cioé, il parere teologico assunto per l' Istitutto Paolo VI — che mi ha tanto gradito per la sua gentile attenzione — non mi ha veramente intellectualmente sodisfatto. Mio fratello, aveva sottoposto al suo giudizio, sicome ad altri, la frase di Jean Giuitton che afferma — con tutte le lettere — che la dottrina condannata del Modernismo è stata ripresa e difesa per il Vaticano II. Guitton, amico carissimo e fidato di Paolo VI, e invitato dal Papa a partecipare del Concilio, aveva autorità per confessare quello che si comprende molto bene, ma che molti vogliono mettere "sotto il velame": la dottrina che il Papa San Pio X aveva condannatto del Modernismo è stata proposta, talvolta un tanto brumosa ed ambiguamente, come dottrina cattolica, nei documenti del Vaticano II. Lei mi risponde, attraverso il parere teologico che lei mi ha inviatto — che: "Vi è palese ignoranza e malafede in chi vede connivenza tra la dottrina del Vaticano II circa la Rivelazione e la tesi che sta a fondamento del modernismo, che è la teoria storico-critica" ( Il sottolineamento è mio). Mi scusi, ma Guitton non restringe la sua affermazione alla "rivelazione". Lui ha deto, genericamente, che il Vaticano II ha difeso le dottrine del Modernismo. Ma non fa rifferenza alla rivelazione secondo il Modernismo e secondo il Vaticano II. L'Istituto Paolo VI ha ristretto, per conto suo, la questione sottoposta. Eppure lo stesso parere teologico che ci è stato inviato ci dice che la propria "costituzione pastorale Gaudium et Spes di stile squisitamente evangelico (...) spesso viene accusata di modernismo". E chi, oltre Guitton, ha accusato la Gaudium et Spes di Modernismo? Ci sono, dunque, altri che vedono il Modernismo trionfante nelle dottrine, e nei documenti del Vaticano II? È a Guitton che si attribuisce "palese ignoranza e malafede"? O a chi? L' indefinizione dell' accusa non favorisce il famoso "dialogo". Se l'autore del saggio parere teologico giudicasse che Guitton è stato mosso di "palese ignoranza e malafede", doveva dirlo chiaramente. E come dire che il Guitton ignorasse il Vaticano II, del quale ha partecipatto profondamente? E come si spiegherebbe la fiduccia e l'amicizzia che Papa Paolo VI ha avutto per lui, tutta la vita, se Guitton avessi "palese malafede"? E dopo: la frase di Guitton è stata publicata nella biografia che lui ha scrito sul Père Lagrange, a domanda e incarico di Papa Giovanni Paolo II. Ma non consta che Giovanni Paolo II abbia negato, e neanche criticato, la dichiarazione terribile del Guitton sul Vaticano II, in questo libro... Gli chiedo che lei mi scusi tanto, ma c'è qualche cosa che non va bene nell' attribuizione indiretta di ´"palese ignoranza e malafede" al Guitton. Se è a lui che si visa in questo giudizio... E non va bene dare una risposta su l 'opinione espressa da Guitton senza nemmeno nominarlo una volta che sia, nel parere teologico che L'Istituto Paolo VI ci ha inviatto, e senza citare, una volta che fosse, la sua affermazione terribile. Se una persona non avesse conosciutto la frase di Guitton che ha caggionato la domanda di mio fratello, leggendo solamente il saggio parere teologico dell' Istituto PaoloVI, non saprebbe di che, o di chi, si tratasse. L' autore ha — molto abilmente — cercato di rispondere alla domanda su l'affermazione di Guitton senza nemmeno dire il suo nome una volta che fossi, e senza neanche analisare quello che lui ha detto del Concilio, cioé, che il Vaticano II ha insegnato le tesi moderniste condannate da San Pio X, nella Pascendi Per chè il silenzio completo, assoluto, su la frase di Guitton? Dopo queste prime considerazioni, mi permetta di analisare un poco più a fondo il parere teologico che l 'Istituto Paolo VI ha inviatto come suo. Lo farò, seguendo il suo schema, in due parti: I ) Analizzerò le sue affermazioni iniziali e generali; II) Criticherò, se lei mi permette l' audacia, le note teologiche che lei apunta per dire che il Vaticano II non ha insegnatto le tesi del Modernismo. È vero che io non sono teologo, ma se lei mi permette raggionare un poco — come un laico e non sperto nella materia — gli dirò perché non sono rimasto sodisffatto dei suoi commenti.
II - Modernità e Modernismo Il saggio parere dell' Istituto Paolo VI parte di una distinzione tra il concetto di Modernittà e la teoria del Modernismo, (come "teoria filosofica e teologico-biblica"). E discorre come se il concetto di Modernità non fosse condanatto tanto quanto lo stesso Modernismo. Tuttavia, il concetto di Modernità è stato lui stesso condannato da Pio IX nel Syllabus, documento dottrinale così odiato dai Modernisti. Insegnò Pio IX nel Syllabus che è un errore affermare che: "Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e transigere con il progresso, con il liberalismo, e con la la civilizzazione moderna" (800 errore condannato nel Syllabus; Denzinger, 1780). La Modernità, che significa? La Modernità è la "civilizzazione" sorta dei principii del Umanesimo e della Riforma. La Modernità che ha prodotto questo mondo nel quale viviamo noi adesso, se si può dire che si viva, oggi, in una civilizzazione al meno cristiana. Perché l' agonizzare ancora è vivere, ma è un modo di vivere... terminale. La Modernità è contraria e nemica della fede Cattolica. È questo che ci ha insegnatto Pio IX, nel Syllabus. Però, "secondo il sociologo Joan Estruch y Gibert, Direttore del Centro di Investigazioni in Sociologia della Religione, nella Università Autonoma di Barcelona, "per mezzo del Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica si è incorporata alla modernità e ha fatto la pace com essa" (Apud Paulo Daniel Farah, Igreja cogita convocar Concilio Vaticano III, articolo in Folha de São Paulo, 25 Dicembre 2002 -p, A-9). Veramente, si può fare una distinzione tra Modernità e Modernismo, che, certo, non sono la stessa cosa. Ma il Modernismo ha affinitá con la Modenittà non soltanto nella radice della parola, ma anche, e molto di più, nel principio del "progresso" contínuo e dell' evoluzione. L'idea del progresso continuo è inerente alla Modernittà. Ed il Modernismo ha accetatto questo principio, al difendere il progresso continuo del pensiero, idea che ha caggionatto la dotrrina della evoluzione del dogma, condannatta nell' enciclica Pascendi da San Pio X. Secondo lo stesso Tyrrel, anche lui scomunicato da San Pio X — peccato che si ha scordato il Tyrrel nella tanto piccola lista di modernisti citata nel parere — secondo il modernita Tyrrel: "Modernista" opposto a "moderno" sottintende che si insiste sopra la modernità come principio. Questo vuol dire il riconoscimento da parte delle religione, dei diritti del pensiero moderno, la necessità d'operare una sintesi, non tra quello che è antico e quello che è nuovo, senza distinzione, ma tra quello che, dopo essere passatto nel vaglio della critica, è riconosciutto buono tanto in quel che è antico, quanto in quello che è nuovo"(G. Tyrrel, Mediaevalism, p. 143, apud J. Rivière, Le Modernisme dans l'Église, Librairie Letouzey et Ané, Paris, 1929, p. 6. Il grossetto ed il sottolineatto sono miei) E veda lei che la preocupazione di rispettare "i diritti del pensiero moderno" è stata assunta del Vaticano II. Lo che è un argomento favorevole alla sentenza del Guitton su il Modernismo del Concilio Vaticano II La distinzione che si fa tra Modernità e Modernismo era stata fatta già al tempo della polemica sul Modernismo, nella prima decada del novecento. Monsignore Baudrillart, allora Rettore del Institut Catholique di Parigi, ha fatto, nel 4 Novembre del 1907, un discorso versando esatamente su questo punto: si può dire che il Modernismo è qualcosa che non ha nulla a vedere con la Modernità? Ha dichiaratto, a quel tempo, il futuro Cardinale Baudrillart: "Modernismo vienne di moderno. Ci sarebbe dunque qualcosa tra lo spirito moderno e lo spirito cristiano, tra l'uomo moderno e l'uomo cristiano, qualcosa di radicalmente incompatibile, qualcosa che la Chiesa, per mantenersi fedele a la sua missione, deve necessariamente condannare ?" (Monsignore Baudrillart, Discorso alla Messa del Santo Spirito, il 4 Novembre del 1907, apud Pierre Collin, L' Audace et le Soupçon- La crise du Modernisme dans le Catholicisme Français, Desclée de Brouwer Paris , 1997, p. 45). La risposta del parere teologico, Egreggio Dottore Pappetti, è che tra Modernita e Modernismo non c'è nulla in conmune. La risposta del futuro Cardinale Baudrillart é che si, che c'è qualcosa in commune, ed il punto commune è incompatibile con la dottrina cattolica. Veda lei quello che ha detto Monsignore Baudrillart: "Nel fondo, l'uomo moderno è l' uomo antico, l' uomo anteriore al cristianesimo, che pretende non dipendere che della natura e della ragione". "E bene, nello stesso momento nel quale il Rinascimento proclamava questa soveranità dei diritti della natura e della ragione, il protestantismo, da parte sua, stabiliva il principio de la libera interpretazione della Scrittura, e lo sostituiva, in matteria di dottrina, al dogma de l' autorità della Chiesa." (idem, apud op cit.p. 46) E, commentando queste parole, assevera Pierre Collin: "Lo spirito protestante contribuisce così a la formazione dello spirito moderno caratterizzato da l' individualismo, del soggetivismo religioso. Tutte queste tendenze trovano, alla fine del XVIII secolo, una espressione particolarmente forte nel Kant, che merita essere chiamato "il filosofo del protestantismo ed il padre dello spirito moderno" "L' opposizione è generale e completa tra lo spirito moderno, così definito, e lo spirito cristiano"(Pierre Collin , op. cit., p. 46. Il grossetto è mio). E dice ancora Monsignore Baudrillart: "Il protestantesimo è l' uomo che non riconosce altra autorità religiosa sopra o fuori di lui stesso, che ritira della sua propria coscienza la verità religiosa della quale lui vive: l' uomo moderno è colui che intende non dipendere che di lui stesso, detto d' altro modo, colui che è Dio per se stesso. D'una parte e dell'altra, voi lo vedete, si arriva alla dottrina della autonomia e della glorificazione personale dell' uomo. Questo è lo spirito moderno, tale quale lui ci apparisce costituito oggi, e lui è radicalmente contrario allo spirito cristiano"(Monsignore Baudrillart, apud Pierre Collin, op. cit, p. 46. Il grossetto è mio). Quindi, la modernità è nata del' Umanesimo e del Protestantesimo che hanno creatto il mondo Moderno antropocentrico ed opposto alla cosmovisone teocentrica cristiana. Nel mondo Moderno, l'uomo si riconosce come Dio. La rivelazione sarebbe qualcossa che nascerebbe nel interiore del' uomo. Esattamente come l'ha definita il Modernismo, che è figlio del Protestantesimo e di Kant. Vedremo, doppo, egreggio Dottore, come la rivelazione è concepita secondo il Vaticano II, e secondo il parere del Istituto Paolo VI. Ho citato il Syllabus e la Pascendi... Ho paura che i nomi di questi documenti papali gli dianno un brivido... E gli faccianno dare una spinta sprezzatora a questa mia lettera, con un commento definitivo: "É un integrista...". E mi scusi, se ho pensato e scritto questo timore che lei rispingerà il mio testo come... 'integrista'. Ma oggi, è tanto commune che, a causa della Modernittà e del Modernismo, si consideri questi documenti sorpassati...Oggi tanti teologi hanno dei brividi al leggere i nomi dei documenti papali d'altri tempi... Vogliono novità... esistenziali e personalistiche. Credono nell' evoluzione, e tutto quello che viene del passato, cioé, di prima del Vaticano II, non dovrebbe più essere considerato come valido. Il passatto dovrebbe essere aggiornatto. Eppure il Vaticano II non è più un pargoletto: ha fatto già quarantanni. Forse per questo ci sono dei super modernisti che lo vogliono aggiornare nel futuro Vaticano III . ( Libera nos, Domine!). In Brasile, ancora ieri, 9-II- 2003, si notiziava in un grande periodico brasiliano che 34 Vescovi e circa 2.000 sacerdoti, lideratti dal Cardinale Paulo Evaristo Arns, hanno domandato al Papa la convocazione del Vaticano III, che un Abbate benedittino sugerisce che sia fatto in... Africa ( Sic!). Perché, i diffensori appassionati dal Vaticano II riffiutano praticamente tutti i documenti antichi della Chiesa conme sorpassati, come senza valore. Come se la verità fossi muttevole. Come se la Verità avesse bisogno d'aggiornarsi. E anche questo é un princípio nettamente modernista che il Vaticano II ha assunto, per far piacere alla Modernità e ai suoi famosi "uomini di buona volontà"... Dunque, la distinzione fatta tra Modernità e Modernismo, non mi ha soddisfatto assolutamente. Anzi, il contrario. E gli chiedo, se mi permette: che c'entra questa distinzione con la frase di Jean Guitton? Non c' entra nulla affatto. Il dotto parere del suo Istituto è bene scritto, ma mi permetta dirgli che non risponde com prove serie al problema che è stato messo per la frase terribile di Guitton: il Vaticano II ha diffeso ed insegnato — si, o no — l' idee della eresia modernista condannatta da Pio X nella Pascendi ? Ho qualificato di terribile l'affermazione di Jean Guitton, perché è un aconfessione che causa spavento e paura, poi che mette a scoperto quello che i Modernisti non vogliono che si sappia. Quando si ha l' atenzione svegliata per l' affermazione di Guitton, chi ha l 'intellectto sano vede bene la dottrina che s'asconde sotto il velame dei testi e dei termini strani... del Vaticano II. E questo non è stato risposto, in nessun modo, per il parere del Istittuto Paolo VI.
III - Il nome Modernismo è stato inventato della Pascendi? Nel docuemnto che ci ha inviato l'Istituto Paolo VI, si dice che il termine Modernismo è stato conniato dal documento di San Pio X, la Pascendi. Ed anche questo non è vero. Prima di tutto, è necessario ripudiare l'affermazione che il termine modernismo è stato inventato della Pascendi, poichè questo contraria il testo del documento papale che dice ipsis litteris: "Come è tatica molto astuciosa dei modernisti (con questo nome, e con ragione loro sono volgarmente chiamati...” (San Pio X, Pascendi, n. 4. Cfr., Denzinger, 2071). Il termine modernista è statto impiegato, prima di tutti, da Lutero. É quello che ci informa il Rivière (Cfr. Jean Rivière, op. cit., p. 14, nota 1). Lo stesso Rivière informa che anche Rousseau utilizava il termine "Modernista" come sinonimo di materialista (Cfr. Rivière, op. cit., p. 15). Ed il Rivière ci dice ancora che, secondo il Dizzionario Littré, Modernista "è colui che considera i tempi moderni superiori a l' antiquittà" (Rivière, op. cit., p. 16). Che bella e chiara definizione, e come ella mette bene a lume la mentalità di certi teologi del Vaticano II e di quelli che lo seguano come se lui fossi il "super concilio"! L' Enciclopedia Cattolica dice su questo problema: "Il publicitario cattolico Périn (1815-1905), professore nell' Università di Lovaina [Louvain], 1844-1889, (...) al tempo che si scusa per il conniaggio del termine, descrive le "tendenze umanitarie della società contemporanea come modernismo. Questo termine è da lui definito come "l' ambizione d' eliminare Dio di tutta la vita sociale". A questo modernismo assoluto lui associa una forma più moderatta, che lui dichiara essere niente meno che il "liberalismo di tutti i livelli e tonalità" ("Le Modernisme dans l'Eglise d'après les lettres inédites de Lamennais", Paris, 1881. A.VERMEERSCH, "Modernism", The Catholic Encyclopedia, 1911, http://www.newadvent.org/cathen/10415a.htm E dice ancora questa Enciclopedia: "Nei primi anni del secolo XX, specialmente circa gli anni di 1905 e 1906, la tendenza a l'inovazione che ha perturbatto le diocesi italiane, e principalmente le file del giovane clero, sono state tassate di modernismo. Così, nel Natale del 1905, i Vescovi delle diocesi di Torino e di Vercelli, in una lettera circolare in quella data, hanno pronunciato gravi avvertenze contro quello che chiamavano di "Modernismo nel clero". Molte lettere pastorali del anno 1906 hanno impiegato lo stesso termine, tra altri, possiamo menzionare l' attacco che il Cardinale Nava, Arcivescovo di Catania, ha diretto al suo clero nella Quaresma; una Lettera del Cardinale Bacilieri, Vescovo di Verona, dattata del 22 lulio del 1906; ed una lettera di Monsignore Rossi, Arcivescovo di Acerenza e Matera. "Modernismo e Modernisti", un' opera del Abbate Cavallanti che è stata publicata circa la fine del 1906, cita lungamente queste lettere. Il nome "modernismo" non era gradevole ai riformatori. La proprietà del nuovo termine è stata discussa anche tra i buoni cattolici. Quando il decreto "Lamentabili" è aparso, Monsignore Baudrillart ha spresso il suo piacere perché non ha trovatto la parola "modernismo" menzionata nel Decreto (Revue Pratique d'Apologetique, IV, p. 578). Baudrillart considerava il termine "troppo vago". D'altra parte, il termine gli pareva insinuare "che la Chiesa condannasse tutto quello ch' era moderno". L' encíclica "Pascendi" (8 de setembro de 1907) ha messo fine alla discussione. Portava il títolo ufficiale: "De Modernistarum doctrinis". L'introduzione dichiarava che il nome datto commumente ai propagattori dei nuovi errori non era inadequato. Da poi, gli stessi modernisti hanno concordato con l'uso del nome, anche se non avevano ammesso la sua propriettà (Loisy, "Simples réflexions sur le decret 'Lamentabili' et sur l'encyclique 'Pascendi' du 8 Sept., 1907", p. 14; "Il programma dei modernisti": nota nel inizio). (A.VERMEERSCH, "Modernism", The Catholic Encyclopedia,1911, http://www.newadvent.org/cathen/10415a.htm Dunque, il termine Modernista non è stato inventato dal documento di San Pio X. E anche se questo fosse vero, che bene trovatto sarebbe questo termine! I Modernisti d'oggi e d'ieri difendono la tesi d'origine moderna — Hegel l'ha spressa chiaramente — che "il presente, l'attualittà dev' essere sempre il meglio; dunque, il mondo moderno è assolutamente migliore che il Medioevo" (Cfr.Sthal, apud Domenico Lossurdo, Hegel, Marx e a Tradição Liberal, Ed. Unesp, São Paulo, Brasil, 1998, p. 62). È l'accettazione dell' idea del progresso continuo, che obbliga i teologi modernisti a difendere l' aggiornamento continuo della Chiesa. . Loisy diceva che "Il Vangelo non era una dottrina assoluta e astratta, diretamente applicabile a tutti i tempie a tutti gli uomini, per la sua propria virtù. Era invece una fede viva, ingaggiata da tutte le parti nel tempo e nel mezzo dove ella è nata. Un lavoro d'adattazione è stato e sarà perpetuamente necessario affinché questa fede si conservi nel mondo"(Alfred Loisy, l'Évangile et l'Église, p. 124, apud J. Rivière, Le Modernisme dans l 'Église, ed. cit., p. 62). Adattazione perpetua vuol dire lo stesso che aggiornamento. Ed aggiornamento vuol dire, presso poco, Modernismo. Mi scusi, ma non sono io soltanto che affermo questo: solo lo ripeto. Accetto l'idea espressa in un libro modernista e favorevole al Vaticano II, e che è ovvia: "La parola aggiornamento, che è stata scelta [da Giovanni XXIII] come consegna per la colocazione della Chiesa al giorno, non può lasciare di provocare un certo solletico se si pensa nel poco che si distingue del senso della parola tabu Modernismo" (Padre T. M. Schoof, La Nueva Teologia catolica, Ediciones Caros Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 279, Il grossetto è mio). E l'aggiornamento, ch` è stato disgraziatamente presentato dal Papa Giovanni XXIII nel inizio del Vaticano II, è la radice cattiva di tutti i modernismi che il Guitton riconosce nel Vaticano II. Gli chiedo che non si strappi le vesti per l'enunziazione di questo fatto. Non dimentiche che il Vaticano II ordina di tutto tolerare, e di sempre dialogare. Dialoguiamo, dunque. E avanti.
IV - Chi è stato condannato per Modernismo? Nella comunicazione del Istitutto Paolo VI si dice che "Le tesi che vengono condannate sono quelle di Loisy, espresse sia nel «petit livre rouge», cioé »L'evangile et l'Église» del 1902 e nel secondo «petit livre rouge». Permetta che concordi con lei... in parte. È ben vero che la Pascendi ed il Decreto Lamentabili hanno condannatto specialmente le tesi di Loisy. Ma non hanno condannatto soltanto le sue tesi. Il "Principio d'Immanenza", così caro a Maurice Blondel, uno dei padri del Modernismo, è statto anche lui condannatto della Pascendi, che parla direttamente di questo principio di odore gnostico. Tanto questo è vero, che il Blondel si senti visato del testo della Pascendi e si turbò moltissimo. Che lavoro è statto fatto per evitare la condannazione di Blondel! Maurice Blondel era coinvolto nel movimento modernista, per questo ha detto dopo aver letto la Pascendi : "Io soffro. Felicci quelli che sono morti nel Signore". "Io ho letto l' enciclica, — [la Pascendi ] — ed io rimango nel stupore. Sarà possibile ? Quale attitudine interiore, esteriore prendere? Sopratutto come impedire che tante anime soccombano e dubitino de la bontà de la Chiesa?" (Parole di Maurice Blondel in una lettera a Mourret, nel 17 settembre 1907, apud René Virgoulay, Blondel et le Modernisme, Cerf, Paris, 1980, p. 230). Ed al Padre Wehrlé, Blondel ha scrito nella stessa data del 17 settembre di 1907: "Io soccombo sotto l'enciclica [Pascendi]". (Apud Virgoulay, ed cit, p. 231). E nel 20 Settembre, Blondel scrisse al modernista Laberthonière, lui pure condannatto, al suo tempo, da San Pio X: "Quello che è stato condannatto, e giustamente è la tesi del'efferenza la religione che sorge del fondo della coscienza. Faccendo questo, si ha voluto prenderci di mira. Sussidiariamentee si è creduto veramente colpirci (...)”. (M. Blondel, apud Virgoulay, op. cit., p. 232). E da parte sua commenta il Virgoulay: "Blondel riconosce che è stato "preso in mira". Lui riconosce che si ha creduto attingerlo (siccome a Laberthonnière), ma lui non riconosce che l'hanno infatti colpito"( Virgoulay, op. cit. p. 232). Ed il Wehrlé, in risposta a Blondel gli ha scritto: "Voi siete stato preso in mira e con una precisione ch' alontana ogni dubbio. Si prendono dei riguardi per non vi condannare, ma si vi condanna senza remissione"(Wehrlé a Blondel, nel 18 Settembre del 1907). Dunque, non c'è dubbio che il filosofo modernista di cui parla la Pascendi, è Blondel, anche se lui non è personalmente nomminatto nella enciclica. Nel parere teologico del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, si parla come se solamente le dottrine del Loisy e del Buonaiutti fossero state condannatte come modernisti. E questo è una semplificazione che distorce la verità storica. Sono stati condannatti da San Pio X come modernisti molti altri, come il Padre Laberthonière, il Padre Georges Tyrrel, il Padre Turmel, Edouard Le Roy , il Padre Romolo Murri, il Senatore Fogazzaro ed il suo tedioso romanzo Il Santo, per citare soltanto alcuni dei più famosi modernisti condannatti. (E tanti altri se la scapparano per poco, e molto astuciosamente...).
V - Una piccola diversione: il caso Lagrange Nel documento del Istittuto Paolo VI si fa, dopo, la difesa del Padre Lagrange per contraporlo a Loisy. Anche questa contraposizione è un tanto simplificatoria della realtà. Il Padre Lagrange era un amico di tutti questi modernisti condannatti, o che se la svignarano per poco la condannazione come eretici modernisti. Il Guitton ha scritto la sua biografia del Padre Lagrange sotto richiesta di Giovanni Paolo II. Anzi, è stato in questo libro sul Padre Lagrange che Guitton ha detto che le dottrine condannatte come moderniste da San Pio X sono state approvate ed insegnate — "proclamate" — dal Concilio Vaticano II. Ed, come gli ho già detto, il Papa Giovanni Paolo II, che aveva commesso questa biografia a Guitton, non ha criticato l 'affermazione terribile dell' autore sul modernismo del Vaticano II... Vediamo, quindi, adesso, un tanto, il Père Lagrange. Il Père Lagrange è consideratto da molti come uno dei capi del movimento modernista, sebbene che lui fosse molto più abile e insinuante che il Loisy. Pierre Collin, parlando del principio del Modenismo ci dice: "Tuttavia tutta la storia del Modernismo non incomincia nel 1902 [con la publicazione del libro di Loisy ["L' Évangile et l' Église]. Uno degli oggettivi del nostro studio è quello d'insistere su le cause filosofiche della crisi modernista. Or bene, dalla sua publicazione nel 1893, la tesi di Maurice Blondel sopra L'Action ha caggionatto di già delle controversie appasionate. Lo stesso accade con la nuova esegesi biblica praticata in Francia dal Padre Loisy, come anche dal Père Lagrange" ( Pierre Collin, op. cit. p. 12). Questo autore distingue il Lagrange del Loisy, ma dice ancora: "Lagrange non è Loisy, Blondel non è Hébert, ma gli uni come gli altri adottano i metodi communi della critica o della filosofia: (P. Collin, op. cit,. p. 70). "Monsignore Batiffol [Vescovo di Toulouse] ha fatto una "carta ideologica" secondo la quale Monsignore Duchêsne "avrebbe provocatto una scisione tra i suoi discepolli: un grupo a sinistra che cercava di reinterpretare il Cattolicesimo in funzione di una esegesi radicale e di una non meno radicale filosofia della religione, ed un gruppo moderato, a destra, che tentava di riconciliare i resultati de la critica e della teologia, sempre rispettando i suoi metodi proprii". [Esatamente quello che ha voluto fare il Vaticano II, secondo il giudizio del Cardinale Ratzinger, (Cfr. Cardinale J. Ratzinger, Problemi del Fondamento ed Orientamento dell' Esegesi Contemporanea"- http://www.ratzinger.it/miscellanea/interbiblconflitto.htm] (P. Collin, op. cit., p. 134-135). Appartenevano al primo grupo [quello di sinistra] Loisy; ed al secondo Lagrange e lo stesso Batiffol" (P. Collin, op. cit., p. 134-135). Sempre è stata impiegata dai movimenti eretici questa divisione in due gruppi: uno più radicale, e l'altro più moderato, e per questo più pericoloso, perché riesce ad infiltrare le tesi della eresia dove il gruppo radicale è respinto... Quale sarebbe la differenza tra il Loisy e il Lagrange? Loisy considerava i racconti del Vangelo come dei miti. Il Padre Lagrange non accettava questa concezione. Per lui, le storie raccontate nel Vangelo non erano miti. Erano delle legende storiche: "Lagrange rifiuta il termine mito, e dunque l'alternativa Storia o Mito. Lui preferisce parlare di "Storia primitiva legendaria" ( Cfr. P. Collin op. cit., p. 146). Ma che moderazione! Lo stesso documento inviato del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, ricorda che il :Lagrange era sospetto di Modernismo da parte del Papa Pio X, sebbene che Leone XIII gli abbia datto apoggio: "P. Lagrange a sua volta verrà diffidato, nel 1907, da S. Pio X con una lettera della Congregazione Concistoriale per la sua posizione circa l'origine mosaica del Pentateuco da lui espressa e sostenuta al IV Congresso Scientifico Internazionale dei Cattolici di Friburgo, nell'agosto 1897". Dal 1897, per la conferenza che il Padre Lagrange aveva fatto nel Congresso Scientifico Internazionale, a Friburgo, sul valore storico del Pentaetuco, si era aperto un dossier al Santo Ufficio riguardante al Padre Lagrange ( P. Collin, op. cit., p. 145). Più tardi, il Cardinale Merry del Val interditerà la publicazione del libro di Lagrange sopra il Genesis (P. Collin, op. cit., p. 145). Il Santo Uficio aveva gia deciso sopra Moisè come il vero autore del Pentateuco (Cfr. Denzinger, 1997 ss.), ed ancora nel 1909 si ha condannatto l'affermazione sopra il carattere legendario del Pentateuco (Cfr. Denzinger, 2122). Nel 1912, il Padre Lagrange, per decisione di Roma, ha dovuto partire di Gerusalemme (Cfr.P. Collin, op. cit., p.495).
VI - Problemi preliminari riguardanti al Vaticano II Finalmente, il saggio parere teologico che lei ci invia, egreggio Dottore Papetti, entra nella dimostrazione che il Vaticano II — al contrario di quello che afferma Guitton senza correzione di Giovani Paolo II — non sarebbe modernista. Nel documento del Istittuto Paolo VI è scritto: "Certo il Concilio Vaticano II si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità che impoveriscono e minacciano la retta coscienza, che permette alle persone di riconoscere il bene dal male e agire di conseguenza, secondo i dettami della fede e della dignità dell'uomo, immagine e somiglianza di Dio per identità e vocazione". ( Il grossetto è di mia responsabilità). Dunque, lei ci asserisce che il Vaticano II "si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità". Ma lei crede — davvero — che il Vaticano II si é ocupatto "dei gravi e grandi problemi dell' umanità"? E come mai, il Vaticano II non ha condannato il comunismo ed il marxismo che tanto male facevano — e fanno — all' umanità ? Il Vaticano II coscientemente non ha voluto nemmeno nominare il più grande problema della Umanità nel secolo XX: il comunismo. Il Vaticano II non ha condannatto il più grande errore della Storia. Questa omissione gravissima peserá per sempre sopra il Pastorale Vaticano II e sopra i suoi responsabili. E perché il Vaticano II non ha detto una sola parola contra la più grave minaccia della Storia alla Chiesa? Perché era stato firmatto un accordo tra il Vaticano e la URSS, a Metz, accordo per il quale Papa Giovanni XXIII si comprometteva a non condannare il comunismo e nemmeno la URSS nel Vaticano II, contanto che l 'Unione Sovietica permettesse la venuta di representanti della Chiesa Cismatica russa ad assistere il Concilio. È il famoso Patto di Metz firmatto, in nome del Vaticano, dal Cardinale Tisserand, ed, in nome della URSS, dal Nikodim che, si dice, era Colonello del Servizo Segretto bolscevista. Come si dice, allora, che il Vaticano II "si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità". Anche questo non è vero. E come "riconoscere il bene dal male" nel mondo moderno, se i documenti del Vaticano II non appuntano nessun errore in nostro tempo ed in Nostra Aetate? Come distinguere il bene del male, se il Vaticano II vede il mondo con Gaudium et Spes? Come mai potrebbe il Vaticano II distinguere il bene del male se ha rifuttato d'ascoltare, seguendo le direzioni di Giovanni XXIII, i "profeti di disgrazie", incluso le profezie di Fatima? No. Il Vaticano II non ha aiutato la coscienza a distinguere tra il bene ed il male, perché il Concilio ha recusato di condannare chi che sia. Non ci sono anatematismi nel Vaticano II. Papa Giovanni XXIII non li ha volutti. Papa Paolo VI non li ha fatti. Il Vaticano II è stato un Concilio "pastorale", come Giovanni XXIII e Paolo VI hanno deciso. Il Vaticano II ha deciso di parlare misericordiosamente, senza condannare nulla e nessuno. Come se la misericordia non imponesse condannare gli errori e gli erranti. Nella frase sopra citata del Instituto Paolo VI, che sono dietro ad analizzare, c'è un altro punto che mi piacerebbe focalizzare. Che significa dire che l' uomo è "immagine e somiglinaza di Dio per identità e vocazione"? Quello che è un immagine non è idêntico. E che identità può essere tra Dio e l' uomo ? Nessuna. La creatura non può essere identica al Creatore. Ammettere identità tra Dio e l' uomo è panteismo o Gnosi. Ammettere questa identità è ammettere una tesi modernista: la del pancristismo esoterico di Blondel — il qualificativo "esoterico" è stato lui che l' ha detto — o il panteismo esplicito di Teilhard de Chardin. Ed anche questa identità tra l' uomo e Dio, ammessa nel documento del Instituto Paolo VI, non è vera, e neanche ammissibile. Veda lei, egreggio Dottrore Papetti, che gli parlo com franchezza, perché senza franchezza qualunque dialogo è soltanto "ecumenico", cioè, relativista. ed anche questo è innammissibile, perché sarebbe fondamentarsi nell' equívoco. E questa questione ci porta alla famosa "dignità del uomo" di che tanto parlano in modo scivolante i demo cristiani modernisti o filo modernisti.
VII - La religione dell' uomo nel Modernismo e nel Vaticano II Ed ancora, lei, Dottore, dice per mezzo del parere che ci ha mandatto che il Vaticano II ha deciso di "agire di conseguenza, secondo i dettami della fede e della dignità dell'uomo". Che il Concilio agisse secondo i dettami della fede era assolutamente necessario. Ci mancherebbe che fossi o dichiarassi il contrario ! Ma che il Concilio avesse volutto attuare anche d' accordo con i dettami della "dignità del Uomo", questo é un principio della modernità, che è nel fondo dell' eresia modernista. La famosa dignità dell' uomo della quale tanto si parla in modo scivolante, consiste, come insegna la Santa Chiesa per bocca di Leone XIII, che l'uomo è stato creato a la sua immagine e somiglianza, e che è stato chiamatto ad essere figlio adottivo di Dio per il batesimo. Non per altra ragione umanistica o modernistica circa la dignitá dell' uomo, ed ancora meno per una pseudo identità con Dio. Immagine, torno a dire, non significa identità. Ma la dignità umana, per la Modernità come per il Modernismo vuol dire che l'uomo è Dio. L'Umanesimo, uno dei fondamenti della Modernitá anticristiana, l'Idealismo ed il materialismo storico hanno messo l' Uomo nel posto di Dio. Anche il Modernismo ha cercatto di colocare l'Uomo nel posto di Dio. Lei, certo, si ricorda di quello che ha scritto Loisy: "In Cristo, l'Umanità si eleva fino alla Divinità. Si potrebbe dire, se si vuole, che l'umanità adora a se stessa in Gesù, ma si deve credere che, facendo questo, lei non si scorda nè de la sua propria condizione, neanche di quella di Dio" (A. Loisy, "L' Évangile et L'Église, p. 263). E raggionando delle perspective del Modernismo inaugurato del Loisy, Ëmile Poulat ha scritto: "Infatti, [nell' opera di Loisy] per dove sia che lo sguardo si volgesse, non troverebbe mai un punto dove potrebbe detenersi o arrivare. Davanti a sé, il futuro ilimitato del cattolicesimo suporrebbe la sua trasformazione, una trasformazione rispetto alla quale la religione della umanità si lascia indovinare come un prolungamento possibile" (Émile Poulat, Histoire, Dogme et Critique dans la Crise Moderniste, Albin Michel, Paris, 1996, p.98. Il grossetto è mio). Ebbene, il Cardinale Montini, quando era ancora Arcivescovo di Milano, Montini, l' amico di Guitton, ha scritto un documento sopra il Lavoro ed il Cristianesimo nel quale dice, con tutte le lettere, che la religione di domani sarebbe forse la religione dell 'uomo: "L'uomo moderno non arriverà, un giorno, a mano a mano che i suoi studi scientifici progrediranno e scopriranno delle realtà nascoste dietro il viso muto della materia, a tendere l'orecchio alla voce meravigliosa dello Spirito che palpita in essa ? [Sic!] Non sarà la religione del domani? Lo stesso Einstein intravide la spontaneità di una religione d'oggi?..." (Paolo VI, Discorso nel 27 marzo 1960, apud Documentation Catholique, n0 133, 19 giugno 1960. ll grossetto è mio). Ed il filosofo tanto stimato dei Modernisti, d’ ieri e d'oggi, Maurice Blondel, ha detto anche lui che l 'uomo vuole, in quallunque modo, diventare Dio. Pierre Collin, autore insospetto di Modernismo, scrisse: "Secondo Blondel, l'oggettivo del volere trascende il diritto, l' arte, la morale, ma anche la metafisica e la religione. Per dirlo d' una sola parola, il primo e l'ultimo principio del dinamismo spirituale, è l' idea di Dio, inquanto che "noi non possiamo conoscere Dio senza volere, in qualche modo, diventare Dio" ( p. 388). “Definitivamente, noi vogliamo "essere Dio", ma l' uomo al agire si trova conffrontatto ad un'alternativa che l'impone una opzione: essere dio senza Dio e contro Dio, essere Dio per Dio e con Dio" (Pierre Collin, L' Audace et le Soupçon, Desclée de Brouwer, Paris , 1997, pp 193-194). Sicuro, la frase può avere un senso buono. Ma ... c'è nel pensiero di Blondel un "che" di compiacenza per la tentazione d'essere Dio, tentazione che è nel centro del Umanesimo. E Blondel, che normalmente scriveva in "trobar clus", in lettere particolari parlava, per volte, meno oscuramente, in "trobar leu", anche se non troppo: "Ma tutti noi dobiamo persuadirci ripetutamente di che l 'efusione assimilatrice della bontà divina solo può operare e trionfare in noi attraverso di un pesante tributo e di una dilatazione crocificante. È sempre il mistero del Verbum caro factum est e del caro verbum facta. Uno solo è possibile per l'altro. Il mondo è senza dubbio divinizzato: in tutte le parti possiamo, dobbiamo fare la peregrinazione ai Locali Santi. Noi respiriamo l'aere che Lui ha respirato, e c' è qualcosa di Lui che circola in noi: tutto questo, però, solo ha senso ed efficacia in funzione della vocazione sopranaturale, della grazia offerta e consentita, senza che tutto questo divino inserito nella criatura non solo non proffita (caro nihil proficit), come è privativo in indebitante "nel vuoto" ed in condannazione (...)" (Lettera di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin — 5 dicembre 1919 — in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henry de Lubac, Moraes Editores, Lisboa, 1968, p. 21-22. Il grossetto è mio). "Il mondo è senza dubbio divinizzato"? Il " divino inserito nella criatura"? Gli uomini di buona volontà vorrano interpretare in modo ottimistico anche queste affermazioni di Blondel che lascia il velame forse troppo fino...
E se si guarda un poco atentamente il velame, si trova che lo stesso Blondel confessa che: "Questo tema [del pancristismo] è uno dei "temi più antichi, più esoterici [Sic !!!] del mio pensiero personale e di quello a che nomino il mio pancristismo" (Lettera di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin, 5 dicembre di 1919, in Blondel e Teilhard de Chardin, correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editora, Lisboa-São Paulo, 1968, p, 22. Il grossetto stupefatto è mio). Dunque, è vero! C'è qualcosa di esoterico nei brumosi scriti di Blondel. Lui stesso l'ha detto! Qualcosa che lui raccomandava di non divolgare alla "gente grossolana". "Sono d'opinione che non si offrisca ai suoi revisori e nemmeno ai suoi lettori l'espressione inusitata e ambigua di pancristismo. Senza preparazione e senza essere spiegata, si ha il rischio, per analogia, con la parola panteismo, di sugerire fisica o metafisicamente, etc." (Prima nota di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin, in Blondel e Teilhard de Chardin, correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editora, Lisboa- São Paulo, 1968, p. 57). Non solo Blondel confessa che aveva una dottrina esoterica, ma esige che non se la dica alla... "gente grossolana": i lettori di Valensin e di Blondel! Nello stesso libro che ci dà questa informazione preziosa, si legge poco dopo" "Mai si impedirà lo sforzo dell'umanità per integrare Cristo in una Cosmologia: d'altro modo Gesù non sarebbe il Verbo" (Cfr Lettera di Maurice Blondel a J. Wehrlé, il 9 di maggio di 1904 in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, p.59). Teilhard scriveva di Jersey alla sua cuggina Margareh Teillard, nel 8 aprile di 1919: "Lui (Auguste Valensin) mi ha detto che Blondel ha circa la consistenza dell' universo in Christo delle perspettive tanto audaci che lui non osa seguirlo sino a lì-- nonostante, mi dice lui ancora che Rousselot non esita di farlo... Io ignoravo questo aspeto del pensiero di Blondel e vado a chiedere che me lo spieghino" (Teilhard de Chardin, Genesi d'un pensiero, p. 347, in Blondel e Teilhard de Chardin -Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, pp.59-60). Che cosa pensava, infatti Blondel, che non osava scrivere, che insegnava... esotericamente, e che, per questa raggione, vietava d' essere publicato? Forse che lui aveva trovato "in tutte le vie logiche, metafisiche, morali e religiose del mio pensiero quel Pancristismo ontogenico e filogenico del quale tante volte abbiamo parlato in commune" (Lettera di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin, 19 dicembre di 1919, in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, p. 38). Ed il velame adesso quasi non c'è più, non è vero, Egreggio Dottore Papetti? Blondel mette nella volontá dell'uomo, cioé nella natura umana, un desiderio del sopranaturale che sarà ripreso del Père de Lubac. E Lubac è statto formatto dal Modernista Padre Auguste Valensin, che era un ammiratore e un discepolo di Blondel. E il de Lubac è statto uno dei principali teologi del Vaticano II... E quello che Blondel metteva sotto il suo velame brumoso ed esoterico, Teilhard lo diceva in modo più chiaro: "Come lo spirito è sorto nel Uomo utilizando in qualche modo gli sbozzi degli instinti, così anche il Sopanaturale si forma continuamente per sopra creazione della nostra natura"(Prima Nota del Padre Teilhard de Chardin al Padre Auguste Valensin, in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, p. 34). Teilhard de Chardin ammetteva che il pancristismo di Blondel lo aveva influenziato: "Con Blondel ho avuto delle relazioni (attraverso Auguste Valensin) per circa d' un anno (esatamente dopo la prima guerra mondiale, verso il 1920). Certi punti del suo pensiero hanno attuato molto su di me: il valore de l'Azione (ch' è diventata nel mio pensiero una Energetica quasi esperimentale delle potenze biologiche dell'evoluzione), e la nozione di "pancristismo" (alla quale io ero arrivato independentemente da lui, ma senza osare, a quel tempo, nominarla così bene) (Teilhard de Chardin, Lettera del 15 febbraio 1955 in Claude Cuénot, Pierre Teilhard de Chardin, Plon, Paris, 1958, pp. 55-56). Cuénot ammette che Teilhard de Chardin ha ereditato la dottrina della cognoscenza del pensiero d Blondel, transponendo il "cristicismo" al piano della azzione (Cfr. Claude Cuénot, Aventura e Visão de Teilhard de Chardin, Livraria Moraes Editora, Lisboa, 1966, p.133). In un scritto inviato al Padre Assistente del Superiore Generale della Compagnia di Gesù, il Padre Teilhard de Chardin scrisse nel 1948: "Necessità urgente per la fede cristiana in Colui ch' è Là-Sù d' incorporare la neo-Fede umana in uno Là-Avanti natto (è già fatto, e per sempre...) de l'apparizione oggetiva di fronte a noi di un Ultra-umano (scatenamento di un neo-Umanesimo, che trascina automaticamente un neo-Cristianesimo)” (Claude Cuénot , op, cit. pp. 327-328). Ed in una lettera a Leontine Zante, nel 1936, Teilhard scrisse: "Quel che domina crescentemente il mio interesse è lo sforzo per stabilire dentro di me stesso e per diffondere intorno a me una nuova religione (chiamemola, se lei vuole, una svilupata cristianità) il cui Dio personale non sarebbe più il neolitico grande proprietario di terre dei tempi sorpassati, ma l'anima del mondo" (Apud Padre G.H. Duggan, S. M., The Collapse of the Church in the West - 1960-2000 Il grossetto è mio). E che Teilhard de Chardin era un gnostico, anche li stessi neo modernisti lo ricognoscevano: "...nonostante di qualche critiche a rispetto più della forma che del contenuto, De Lubac è totalmente d' accordo con Teilhard. Contro di lui [Teilhard], non sono valide [per De Lubac] l'accuse d' attualizzare in forma grandiosa l'antica Gnosi, accuse formulate da Etienne Gilson, Jacques Maritain e Hans Urs von Balthasar. Teilhard è un 'mistico' che si mette nel cammino di Origine e si incontra pienamente con Blondel. Tutte le vie portono a Blondel. Lui è il punto di partenza e d'arrivo. Inffatti, la 'cristologia cosmica' [di Teilhard] è già in Blondel, così come l' ecclissi del tema della Redenzione, nella Incarnazione.." (Massimo Borghesi, "O Itinerário de Henri de Lubac - A História como Mística", 30 Dias, Ano VII, nº. 1, Janeiro de 1993). Perfino il gnostico Urs von Balthasar ricconosce che Teilhard de Chardin era un gnostico! E il Padre de Lubac, nonostante tutto, cerca di giustificarlo! Dunque, non c'è dubbio che questa Nuova Religione di Teilhard de Chardin è gnostica. E questa nuova fede umanistica preconizzata da Teilhard de Chardin è stata amessa nel Concilio Vaticano II, quando Paolo VI proclamò che la Chiesa ha il culto dell'uomo. E l'antropocentrismo della Modernità e del Modernismo — divinizzatore dell' Uomo — è stato accetatto del Vaticano II. Anche il Vaticano II, come la filosofia della Modernità, ha messo l'Uomo nel posto di Dio. Tanto che alla fine del concilio Papa Paolo VI ha dichiaratto: "In questo Concilio [Vaticano II] la Chiesa quasi si è fatta schiava dell' umanità". Ed ancora: "Umanisti del secolo XX, riconoscette che anche Noi abbiamo il culto dell' Uomo". So molto bene che lei, egreggio Dottore Papetti, conosce il Discorso di Paolo VI alla fine del Concilio. Ma, se lo conosce, — e lei non può non conoscerlo — lei deve ammetere che la religione dell' uomo, voluta come meta dei Modernisti nell' inizio del secolo XX , è stata lodatta, ed in qualche modo, assunta nel Vaticano II. Dunque, Jean Guitton non ha dimostrato ne ignoranza, nemmeno malafede al dire che il Vaticano II ha proclamato le tesi che San Pio X aveva condannatto nel Modernismo. In questo stesso Discorso di chiusura del Vaticano II, Paolo VI ha dichiarato: "La Chiesa del Concilio [Vaticano II] si è assai occupata dell' uomo, dell' uomo tale quale lui si presenta in nostra epoca, l'uomo vivo, l'uomo tutto occupato di se stesso, l' uomo che si fa centro di tutto quello che lo interessa, però che osa essere il principio e la ragione ultima di tutta la realtà... L'umanesimo laico e profano, infine, è aparso nella sua terribile statura, e, in certo senso, ha sfidato il Concilio. La religione di Dio che si è fatto uomo ha racontratto la religione dell' uomo che si è fatto Dio. "Cosa è sucesso? Uno scontro, una lotta, un anatema? "Questo potrebbe essere accadutto, però questo non è sucesso. "L'antica storia del samaritano è stato il modello della spiritualità del Concilio "Una simpatia immensa lo ha investito interamente. La scoperta delle necessittà umane... ha assorto l' attenzione di questo Sinodo. Ricconoscetegli almeno questo merito, o voi umanisti moderni, ch' avete rinunciatto alla trascendenza delle cose supreme, e sapiate riconoscere il nostro nuovo umanesimo: anche noi, Noi più che nessun 'altro, noi abbiamo il culto dell 'uomo (Paolo VI, Discorso di chiusura del Concílio Vaticano II, 7 de Dezembro de 1965. Il grossetto è di mia responsabilità). Questa è stata uma proclamazione di concordia inaudita tra la Chiesa — la Civitas Dei per eccellenza — ed il Mondo Moderno, con l'Umanesimo, fondamento della Città dell' Uomo. E di questa conciliazione impossibile solo potrebbe nascere la sottomissione, la servitù della Chiesa all 'uomo. "C'è un altro punto ancora che Noi dobbiamo distaccare: tutta questa ricchezza dottrinaria [del Concílio Vaticano II] visa soltanto una sola cosa: servire l' Uomo"(idem). "Tutto questo, e tutto quello che Noi possiamo dire ancora del valore umano del Concílio [Vaticano II], ha forse fatto sviare il pensiero della Chiesa del Concílio verso posizionamenti antropocentriche, presi della cultura Moderna? No, la Chiesa non si è sviata, ma Ella si è voltata verso l' uomo... "La mentalità moderna, abituata a giudicare tutte le cose per il suo valore, per la sua utilità, vorrebbe bene ammettere che il valore del Concílio è grande per lo meno per questa ragione: tutto è stato orientato per l'utilità del uomo! Non si dichiari, dunque, mai inutile una religione, come la religione Cattolica che, nella sua forma , la più consistente ed efficace come questa del Concílio, proclama che Ella è tutta intera al servizio dell 'uomo..."( idem). "In questo Concílio [Vaticano II] la Chiesa quasi si è fatta schiava del l'umanità" (idem). Nella Sacra Scrittura si ha proclamatto: "Questo dice il Signore: Maledetto l'uomo che si fida nell' uomo" (Jer. XVII, 5) Ma, disgraziatamente, Paolo VI ha scritto: 'Noi abbiamo fiduccia nell' uomo." (Paulo VI, Intervista a Sidney, 2 Dicembre del 1970). Finalmente, dopo um testo che riccorda Rousseau, l'inno di gloria all'uomo fatto da Paolo VI, a motivo del primo viaggio spaciale, nel 1971: "Onore all' uomo ! Onore al pensiero ! Onore alla Scienza ! Onore alla síntesi della ativittà científica e organizativa dell' uomo, dell' uomo che diversamente di tutti gli altri animali, sa dare strumenti di conquista alla sua mente ed alla sua mano! "Onore all'uomo Re della Terra, ed anche, adesso, Príncipe del cielo ! Onore al essere vivo che noi siamo, il quale specchia in sé a Dio, e, dominando le cose ubidisce all' ordine bíblico : crescette e dominate"! (Paolo VI, Discorso, all' Angelus, nel 7 febbraio 1971). Sembra una parafrasi del Gloria in eccelsis Deo! Sembra una esaltazione dell' uomo, quale un idolo! Come era diversa la posizione di San Pio X rispetto all' uomo: "È necessario che con tutti i mezzi e fatiche noi facciamo sparire radicalmente l'enorme e detestabile malvaggità propria di nostro tempo, che sostituisce Dio per l' uomo" (S.Pio X, Supremi Apostolatus, 14). Dunque, cosa si vuol dire, allora, quando si parla della dignità dell'uomo? Per dignità dell' uomo si vuol dire quello che aveva detto Leono XIII, cioé, che l' uomo è stato chiamato alla eminente dignità di figlio adotivo di Dio.o si capisce che l' uomo è identico a Dio, che l' uomo è Dio, come intendevano certi modernisti?
VIII - Conccetto di Rivelzione Rinovato o Nuovo? A capo del parere teologico del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, si mette come tese fondamentale che il Vaticano II ha stabilito un "rinnovato concetto di rivelazione.". Sottolineo il termine "rinnovato". Nel parere, si legge: "Per comprendere il rinnovato concetto di rivelazione del Vaticano II, è necessario confrontare brevemente la prospettiva del Vaticano I e del Vaticano II dal punto di vista storico e teologico" (Il grosseto ed il sottolineato sono di mia responsabilità). S' ammette, dunque, che il Vaticano II ha un rinnovato concetto di rivelazione. Rinnovato non vuol dire nuovo. Anzi, vuol dire che è una cosa che già esisteva e che è stata rifatta, senza però modificarla fondamentalmente. E bene, alla fine del suo parere, è scritto che il concetto di rilelazione del Vaticano II è "nuovo". E nuovo vuol dire diverso del antico. È questa la conclusione del suo Parere: "Di conseguenza, il nuovo concetto di rivelazione sblocca l'indifferenza della teologia per le diverse visioni della cultura e le communica un interesse tanto più appassionato e quasi ansioso, quanto più era stata inerte la precendente indifferenza da parte della teologia manualistica e neo-scolastica" (Il grossetto ed il sottolineato sono miei). Allora, il concetto di rivelazione del Vaticano II è diverso di quello che era accetatto anteriormente per la Chiesa? Cosa è cambiatto? E se il concetto di rivelazione è nuovo, perché prima è stato detto che era solo un rinovamento? Mi sembra che in questo punto c'è una contradizione nel suo parere teologico. Sbaglio io? Il Padre Schoof ammette anche lui che il Vaticano II ha abbandonatto l'antico conccetto di rivelazione scolastico per adottare un nuovo conccetto di rivelazione fondamentato nelle dottrine della Nuova Teologia": "La goccia sopra la roccia ha riuscito a fare qualcosa. Peró anche in questo caso, il cambio é provenuto del magistero ecclesiastico al sostenere finalmente l'orientazione dei teologi rinovatori ed al rinunciare, durante il Concilio Vaticano II al suo contratto esclusivo con la scolastica"(Padre T.M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 185). In seguito, si fa un paralelo tra le circonstanze del Concilio Vaticano I nel 1870, ed il Concilio Vaticano II, (1962-1965). Si afferma che "Sotto il profilo storico-culturale, ..."Il contesto storico-culturale in cui scaturisce la formulazione della dottrina della rivelazione nel Vaticano I è determinato da una profonda frattura tra pensiero cristiano e pensiero moderno”. Là dove il Vaticano I metteva in primo piano il rapporto tra fede e ragione, e si preocupò di condannare gli errori che nascevano sia dal razionalismo, sia del fideismo tradizionalista. In secondo luogo, la diversità venirebbe del fatto che nel 1870, "la Chiesa si sentiva come assediata dagli avversari". Di dove veniva la preocupazione di diffesa della fede cristalizzatta in formule teologiche, nel dogma. “Nel Vaticano II, la Chiesa ha volutto uscire allo scoperto, non per condannare degli errori, ma per presentare la fede "in un modo accessibile alla civiltà contemporanea e in una maniera che interpelli efficacemente la condizione esistenziale dell'uomo d'oggi"."Il Vaticano II nasce da un periodo di riflessione teologica e di ripensamento ecclesiale più tranquillo e soprattutto più creativo e si propone non tanto di difendere, quanto di esporre la dottrina della Chiesa, mostrandone la sua organicità, la sua rilevanza esistenziale e la sua attualità pastorale". Dunque, sarebbero due i punti principali di diversità tra il Vaticano I ed il Vaticano II: 1) un concetto di fede e di rivelazione fondato sopra delle verità dalle quale sorge "una concezione intellettualistica" della fede e della rivelazione (Vaticano I); ed "una concezione storico-salvifica personalistica della rivelazione", nel Vaticano II. 2) una situazione storica di assedio della Chiesa al tempo del Vaticano I, ed una situazione di apertura nel Vaticano II. Incominciando dal contesto storico, mi permetta ricusare questa apresentazione. Non è vero che solamente nel 1870 la Santa Chiesa era assediata dei sui avversari. Al tempo del Vaticano II, la situazione era molto peggiore. Al tempo del Vaticano I, la Chiesa soffriva l'attacco delle forze segrette, sopratutto in Francia e in Germania. C'era la guerra del Piemonte contro gli Stati Pontifficii. Ci è stata la guerra Franco Prussiana. Ma nel secolo XX, la guerra contra la Chiesa era diventata universale, e di una profonditá mai vista. Il Comunismo facceva guerra alla Chiesa dapertutto. L' Europa era sotto la minaccia di una invasione bolscevista, o di una guerra atomica. Il mondo intero era sottoposto al pericolo marxista per via di guerra, di guerrilla o di propaganda rivoluzionaria. La minaccia e la guerra erano tanto gravi che diversi Cardinali e Patriarchi erano in priggione comuniste. Tanto che Giovanni XXIII ha deciso di capitolare frente alla URSS ordinando di segnare il Patto di Metz. E proprio durante il Vaticano II è sorta la crisi dei missili di Cuba. Dunque, le circonstanzze storico culturali erano assai peggiori al tempo del Vaticano II. Anche dal punto di vista dottrinario non si era mai visto un pericolo di errori cosi gravi come al tempo del Vaticano II. Non soltanto il Marxismo, il Freudismo, l'Esistezialismo, il Liberalismo, il relativismo ed il soggettivismo, la Fenomenologia, lo Struturalismo, si insinuavano dapertutto, infiltrandosi fino nei seminari. Peggiore di tutte queste filosofie era l' espanzione degli errori modernisti propagati dalla cosidetta Nuova Teologia, già censurata da Pio XII nell' enciclica Humani Generis, ma non schiacciata. E non si deve scordare gli errori liturgici propagati nel secolo XX dal padre Lambert Bauduin, dal Padre Bouyer, e dalle l'eresie del Padre Maurice Zundel, amico e protetto da Paolo VI. Come, dunque, afferma l'Istituto Paolo VI che il contesto storico culturale del Vaticano II non era di assedio contro la Chiesa? Questa affermazione è assurda e contraria alla realità storica. Curioso è che i teologi ed esegeti modernisti e progressisti, che pretendono essere così rigorosi nella riconstruzione storica dei tempi del Vangelo, sono così poco rigoristi, e anche così poco oggetivi, nell' esporre la realità storica più recente, ed anche l'attuale. Curioso, anche, che il parere teologico che l'Istituto Paolo VI ci ha mandato analisa soltanto il nuovo concetto di rivelazione secondo il Vaticano II, quando l' affermazione di Jean Guitton è molto più generica. Ma già è qualcosa. Vediamo, dunque, adesso, il primo punto ch' è quello del concetto di rivelazzione del Vaticano I, e quello "rinnovato" — piutosto sarebbe meglio dire nuovo, come si ammette nella conclusione del suo parere — del Vaticano II. Per maggiore chiarezza di esposizione, esaminerò le diverse posizioni sulla rivelazione: 1- La rivelazione secondo la Dotrina Cattolica; 2- La rivelazione secondo il Modernismo; 3- Il concetto di rivelazione secondo la cosi detta Nuova Teologia; 4- Il nuovo concetto di rivelazione del Vaticano II, secondo l 'Allegato del Istituto Paolo VI di Bescia. Quanto possibile, darò le citazioni impiegando le stesse parole del parere teologico del Istituto Paolo VI, per fare più chiara la visione del problema — tale come è stato risposto, e non come è stato posto —: il Vaticano II ha accetatto, si o no, la dottrina modernista della rivelazione?
IX - La Rivelazione secondo la Dottrina Cattolica Secondo il saggio Parere del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, il concetto di rivelazione secondo il Vaticano I paragonato com il nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II, potrebbe essere riassunto in queste note: La rivelazione sarebbe intellettualistica. Il suo contenuto sarebbe di verità conmunicate da Dio stesso all' intelletto umano. Di qui l' importanza ch' era data al dogma e alle condanne delle eresie. Come dice il Parere teologico che lei ci ha mandatto: "Nella Constituzione dogmatica Dei Filius del Vaticano I, il fine della Rivelazione è la participazione alla conoscenza divina, ed in conseguenza la priorità è data alla sapienza". In contraposizione, la rivelazione secondo il Vaticano II sarebbe meno di verità che storico-salvifica Permettami di fare un schema della rivelazione secondo la dottrina del Vaticano I e deela Chiesa di sempre. Credo che quanto a questo punto non abbiamo divergenze. 1) La Rivelazione è l'insieme delle verità insegnate da Dio transcendente per mezzo di certi uomini eletti, inspirati dello Spirito Santo; verità che furono insegnate a loro in un modo sopranaturale; verità rivelate specialmente per Cristo e per lo Spirito Santo che ha inspirato gli Evangelisti e gli Apostoli, veritá consegnate alla Chiesa, che li deve insegnare a tutti gli uomini come necessarie alla loro salvezza. 2) La Rivelazione é un fatto estrinseco a l' uomo, e che è concessa gratuitamente per via d' illuminazione intellettuale. Se la rivelazione non fossi estrinseca, come si spieguerebbe che la mula di Balaone ha parlatto ? 3) La Rivelazione è stata consegnata alla Chiesa come un deposito di verità (depositum fidei). 4) Le fonti della rivelazione sono due: la Sacra Scrittura e la Tradizione Apostolica, confidate alla Santa Chiesa per insegnare le verità rivelate da Dio per la salvazione delle anime. Per questo, nella infalibile Professione di Fede del Concilio di Trento si dice: "Ammetto e abbraccio fermissimamente le tradizioni degli Apostoli e della Chiesa, e le restanti osservanze e constituzioni della medesima Chiesa. Ammetto ugualmente la Sacra Scritura conforme il senso che ha sostenuto e che sostiene la Santa Chiesa, a chi compete giudicare del vero senso ed interpretazione delle Sacre Scriture, e mai le prenderò ed interpreterò senonchè secondo il sentire unanime die Padri"(Professione di Fede del Concilio di Trento, Denzinger, 995). E per questo ha definito infalibilmente il Concilio Vaticano I: "Questa rivelazione sopranaturale, secondo la fede della Chiesa universale dichiarata per il santo Concilio di Trento, "si contiene nel libri scritti e nelle tradizioni non scritte, che ricevutte dagli Apostoli della bocca del medesimo Cristo, o per via degli stessi Apostoli sotto l'ispirazione del Spirito Santo trasmesse come di mano in mano, sono arrivate fino a noi" (Concilio di Trento, Cap II, Della Rivelazione. Denzinger, 1787). 5) La conoscenza di queste verità rivelate e trasmesse per la Sacra Scritura e per la Tradizione Apostolica, sono state fidate alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana che le insegna in modo dogmatico, con autorità divina, infalibilmente, e queste verità devono essere credute con fede da gli uomini. E queste verità devono essere consideratte atemporali ed universali, immutabili nel suso senso e nella sua dottrina.. 6) Le verità rivelate da Dio ed insegnate per la Chiesa sono infalibili ed immutabili. È possibile aprofondare la sua conoscenza in modo dedutivo, per mezzo della Teologia, ma sempre mantenendo la stessa sentenza e lo stesso significato. Dunque, queste verità rivelate non devono essere adatatte, e non possono essere adatatte, in modo relativistico e variabile, secondo i tempi ed i luoghi. 7) La Chiesa deve guardare il deposito della fede ed insegnarlo fedelmente. L'insegnanza Ella la fa, positivamente, per mezzo dei dogmi; e la diffesa del depositum fidei ella la fa, negativamente, per mezzo delle condannazioni degli errori e delle scomuniche.La Chiesa trasmette le verità della rivelazione senza mai cambiare il suo senso . Non si può insegnare la verità senza condannare l' errore opposto. 8) Dio si fa conoscere da noi: a) Imperfetamente, atraverso la creazione, per mezzo della luce della ragione, che ci da una sagezza naturale, con la quale si può conoscere l'esistenza di Dio e qualched' uni dei suoi attributti. In questa maniera, è il Verbo di Dio creatore che illumina la nostra mente. b) Per via della "Locutio Dei" — cioé, per via della Rivelazione propriamente detta — attraverso la Tradizione e la Sacra Scrittura, specialmente per mezzo della rivelazione sopranaturale fatta da Cristo, Verbo di Dio Incarnatto, Divino Maestro ( Mt VIII, 28 ed Jo. VIII, 13) che ci insegna e ci dà la Luce della fede, abbiamo potutto conoscere, principalmente che Dio è uno in sua sostanza e trino nelle sue Persone, e che il Figlio di Dio si è fatto uomo per nostra salvazione. c) Dopo la morte, in Cielo, avremo la Rivelazione di Dio per mezzo della visone beatifica, quando il Cristo glorioso ci illuminerà con la luce della gloria. La Rivelazione per la grazia di Cristo, ed attraverso la Chiesa, è intermedia tra la rivelazione indireta, per mezzo della Creazione — rivelazione imperfetta e naturale conosciutta per la ragione — e la Visione beatifica, direta e sopranaturale. Questa rivelatione riconosciuta per la fede é preparatoria e assolutamente necessaria per avere la visione beatifica, per tutti quelli che non sono in statto d'ignoranza invencibile.
X - La Rivelazione secondo il Modernismo Per il Modernismo, la rivelazione è personale, fatta nel interiore d' ogni uomo, per via di un sentimento ineffabile, per mezzo del quale Dio si auto manifesta ad ognuno. La rivelazione non consisterebbe in una comunicazione di verità, ma si una esperienza personale, esistenziale, impossibile d'essere tradotta in parole, che rivelerebbe non delle verità circa Dio, ma la stessa natura di Dio, la stessa res divina. Per i modernisti, “la rivelazione, per essere veramente tale, esigerebbe una chiara aparizione di Dio nella coscienza” (Pascendi, n. 31). “In fine, dicono i modernisti che così come nel sentimento religioso si deve riconoscere una specie d'intuizione del cuore, che mette l' uomo in contatto immediato con la propria realità di Dio...” (Pascendi, n. 37). “Più ancora, sebbene che si abbia detto che solo Dio è oggetto della fede, questo tuttavia non si deve intendere senonchè della realità divina e non della idea di Dio” (Pascendi, n. 42). [E questo punto della dottrina modernista sopra la rivelazione della stessa res divina, più che di verità rifferenti a Dio, sarà ammesso dal nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II, ed l'Allegato del Istituto Paolo VI lo ammette]. Questo sentimento rivelatore si darebbe nel cuore, e non in un ricevimento di verità insegnate da Dio stesso nel intelletto umano. Ripeto, la rivelazione non avrebbe come oggetto un insieme di verità. Come non è ricevutta per mezzo del intelletto, la rivelazione non avrebbe un carattere conccettuale. È ricevuta come una intuizione del cuore per via di una sperienza mistica generatrice della fede personalmente, o meglio, personalisticamente. Non si ricevono, per via della rivelazione propriamente delle verità sopra la natura divina, ma si ricevrebbe la propria res divina, Dio stesso. Ho insistito sopra questo punto, perché va essere lui il centro del nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II, como lo ammette e confessa il parere del Istituto Paolo VI. Or bene, scrive Gusdorff: "La dottrina gnostica della rivelazione come una esperienza intima d'una verità trasformante che conducce alla salvazione per vie che scapano al controlo del intendimento è un elemento de l'ontologia romantica" (G. Gusdorff, Le Romantisme, Payot, Paris, 1983, I vol. p. 635). Infatti, per la Gnosi, dice Hans Jonas, la conoscenza" è strettamente collegata a una esperienza di rivelazione, in modo che la reccezione della verità, per tradizione sacra e segretta, o per illuminazione interiore, sostituisce la teoria e l' argomento di raggione (...) d'altra parte, la "conoscenza", che ha per oggetto i segretti della salvazione, non è una instruzione teorica, senza più,: per il fatto di che cambia la condizione umana, cioé, ella stessa è incaricatta di eseguire una funzione nella consumazione della salvezza. Così. la "conoscenza" gnostica è , d' una parte, una delle più pratiche. L'oggetto" ultimo della Gnosi è Dio: il suo avvento nell'anima transforma la conoscenza al tempo che la fa una participante della vita divina" (Hans Jonas, La Religion Gnostique, Flammarion, Paris,1978, p. 56. Il grossetto é mio). Per questa citazione si vede che la rivelazione, secondo la Gnosi, è: 1) Frutto d' una "esperienza di rivelazione" intima, non razionale. (Esatamente come diceva il Modernsimo) 2) L'oggetto della rivelazione è Dio stesso, la res divina, e non delle verità rifferenti a Dio (Esatamente come diceva il Modernismo e come è stato ammesso per il nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II). Dunque, il Modernismo è una forma di Gnosi. La dottrina modernista della rivelazione per via d'una esperienza intima, personalística, è gnostica. E questo conccetto di rivelazione per esperienza intima, personalistica, che lascia la verità in secondo piano, come vedremo, è stata ammessa nel Vaticano II. Ed il saggio parere teologico del Instituto Paolo VI di Brescia lo conferma. E come il Vaticano II ha potuto accettare questo conccetto di rivelazione modernista e gnóstico? Dunque, anche la dottrina modernista della rivelazione per via di una esperienza intima personalistica è gnostica. E questo concetto di rivelazione per esperienza intima personalistica, come vedremo, è stato ammesso nel Vaticano II Questo sentimento interiore è frutto della immanenza divina nel uomo, nel quale ci sarebbe una semenza od un germe divino. (Il che, nuovamente, aviccina il Modernismo chiaramente alla Gnosi). Evidentemente, i modernisti cercano di farsi uno schermo col testo di San Giovanni che dice: "Ogni quello che nasce da Dio non comette peccato, perché la semenza di Dio permane in lui, e non può peccare perché è natto da Dio. In questo si distingono i figli di Dio dei figli del demonio" ( I Jo.III, 9). In questo testo di San Giovanni non si può intendere semenza di Dio come lo intendono i gnostici, cioé, come qualcosa della sostanza di Dio che sarebbe messa in certi uomini e che li divinizzerebbe. Ma questa semenza deve essere intesa come la grazia santificante di Dio. Se i gnostici avrebbero ragione nella sua interpretazione, ci sarebbe una distinzione sostanziale tra i figli di Dio ed i " figli del demonio", dei qualli parla San Giovanni, ci sarebbero degli uomini divini, ed altri sostanzialmente cattivi, lo che è evidentemente eretico. Per questo Santo Agostino, al commentare questo testo di San Giovanni, lo relaziona con lo stato di grazia e con lo stato di peccato (Cfr. Santo Agostino, Comentário da Primeira Epístola de São João, Paulinas, São Paulo, 1989, p. 105-106). Se questa semenza fossi sostanziale — intesa como qualcosa della sostanza divina, il germe divino -- causerebbe nell 'uomo — in tutti gli uomini, se tutti hanno questo germe — la necessità naturale del divino completto. In questo modo,la rivelazione non sarebbe un atto sopranaturale gratuito, ma, all'inverso, un movimento puramente naturale. Così sparirebbe la distinzione tra l' ordine naturale e del ordine sopranaturale. Sopra questo punto l 'enciclica Pascendi spiega che esistevano due tipi di modernisti: i 'moderati"e l' "integralisti". Per i moderati, l' immanenza divina causerebbe nella natura umana non solo una "certa capacità, o convenienza, verso l' ordine sopranaturale (lo che gli apologeti cattolici, con le necessarie restrizioni, hanno sempre dimostratto) ma ci sarebbe anche una stritta e vera esigenza. Per dire in modo più esatto, diremo ancora che questa esigenza della religione cattolica è sostenutta degli modernisti più moderati. Perché quelli che possono essere chiamatti integralisti pretendono che si deve mostrare, al uomo.che ancora non crede, come si trova latente dentro di lui il germe che era stato nella coscienza di Cristo, e che Cristo ha trasmesso agli uomini" (San Pio X, Pascendi, 37. Il grossetto è mio). Per Jacobo Boheme, la Divinità avrebbe messo nel' uomo qualcosa di divino, che fa come che lui disiri Dio e l'eternità (Cfr. Alexander Koyré, La Philosophie di Jacobo Boehme,Vrin, Paris, 1971, p. 454). Moehller, autore così stimato dei modernisti, dice anche lui che Dio ha messo un germe divino nel uomo: “'La Tradizione cattolica si vede, per un atto d'intuizione immediata, nella identità dei suoi stati successivi. Germine divino messo primitivamente da Dio nel seno dell'umanità, lui, poco a poco, svilupa le sue virtulità. Così, il cattolicesimo ci fa "presente" il cristianesimo originale. Tutto il resto è eresia, e si trova fuori di questa corrente vitale di dove lui è sortito" (Edmond Vermeil, A. Moehller et l’ École Catholique de Tubingen, A . Collin, 1913, p,. 35. Apud Gusdorf, op. cit., Vol. I, p. 712). Non dice altra cosa il Padre de Lubac nel suo famoso libro Le Surnaturel dove lui ci dà una citazione svelatrice di Rahner: "Il Padre Karl Rahner (...) ha scritto che lo spirito possede una "trascendenza ilimitatta", che dà a l'orizonte umano"un carattere infinito", e questa specie d' infinitudine costituisce precisamente la definizione de l'uomo e la sua "frontiera" (H. de Lubac, Le Surnaturel, Aubier, Paris, 1965, p. 141). Ciò vuol dire — senza dirlo chiaramente — esattamente in modo "neo teologico" che l'uomo è infatti Dio. Davanti a tutto questo, causa perplessità il texto della Gaudium et Spes che dice: "Per questo, proclamando la vocazione altissima del uomo ed affermando esistere in lui una semenza divina, il Sacrossanto Concilio offre al genere umano la sincera collaborazione della Chiesa per lo stabilimento d' una fraternità universale che corrisponda a questa vocazione" (Vaticano II, Gaudium et Spes, n0 3. Il grossetto è mio). Ma chi non vede que questa formulazione ambigua su la "semneza divina" può essere ben gradita per la Gnosi di tutti i generi, ed specialmente della gnosi massonica, già che si fa rifferimento alla "Fraternità Universale"? Qualle teosofo, che brahmane, che esoterico direbbe che rifiuta questa dottrina della Gaudium et Spes della "semenza divina" nell'uomo? Un Concilio può esprimersi in un modo così ambiguo ? Tyrrel, il ben conosciutto filosofo modernista, sottolineava che"la rivelazione non è una affermazione, ma una esperienza" (G. Tyrrel, Through Scylla and Charybdis, p. 285). Ed ancora: "La rivelazione appartienne più alla categoria del impressione che dell' espressione" (G. Tyrrel, idem, p. 280). Contra tutto questo, lei lo sa molto bene, si ha pronunciato la Santa Chiesa esigendo nel giuramento anti modernista che si pensasse il contrario: "Quinto: io mantengo con certezza e confesso sinceramente che la fede non è un sentimento cieco della religione che si soleva del profondo del sotto cosciente per un impulso del cuore e per la mozione della volontà accostumata alla moralità, ma un genuino assentimento della inteligenza alla Verità ricevuta oralmente da una fonte esterna. Per via di questo assentimento, grazie alla autorità di Dio supremamente vero, crediamo essere verità tutto quello che è stato rivelatto ed atestatto per un Dio personale, nostro Creatore e Signore" (Pio X, Sacrorum antistitum, Giuramento Anti Modernista, 1907). Questa dottrina antimodernista era quella che Blondel condannava chiamandola di "estrisecismo monoforista"... Secondo il Modernismo, "per natura, la rivelazione è individuale, incommunicabile: è una certa esperienza ch' ogni profeta traducce come può, secondo la sua ricchezza mentale e formazione per il gioco d'imagini e concetti" (René Latourelle, Teologia da Revelação, Paulinas, São Paulo, Brasil, 1981, p. 327). Per il Modernismo, la rivelazione non è una "esperienza" riservata soltanto do certi uomini scelti — Profetti ed Apostolli — che sarebbe confidatta, poi, alla Chiesa come un deposito a guardare, ed a insegnare. "Secondo il Tyrrel, è necessario suponere in ogni individuo una capacità d'avere una esperienza simile a quella del profeta o degli apostoli. La rivelazione è una esperienza che si ripete analogicamente in ogni anima individuale. Nostro spirito risponde allo Spirito, e la esperienza del profeta diventa nostra esperienza. L' assimilazione della rivelazione non è soltanto l'apreensione mentale e l'accettazione d'afermazioni e di pensieri ...l'insegnamento esteriore deve evocare una rivelazione in noi stessi; la esperienza del profeta deve diventare esperienza per noi. È a questa rivelazione evocata che noi dobbiamo rispondere per via del atto di fede, riconoscendola come parola di Dio in noi e per noi... La rivelazione non può venire a noi dal di fuori; ella può essere non caggionatta ma occasionatta per l'insegnanza" (G. Tyrrel, op, cit, p. 305-306, apud Latourelle op. cit., p. 330). Per il modernista Tyrrel, senza rivelazione personale, non può esistere la fede, ma soltanto un assentimento teologico o storico (G. Tyrrel, Revelation as Expierence, p. 305-306, apud Mons Maggiolini, Magisterial Teaching on Experience in the Twentieth Century, p.3). Ed un altro autore attuale, John F Haught, molto simpatico al modernismo, scrisse: "Tuttavia, la vera nozione di rivelazione mai sarebbe sorta non fossi il fatto che la sua sostanza è sperimentata intimamente e palpabilmente per degli individui specialmente sensibili" (John F. Haught, Mistery and Promise: a Theology of Revelation, Parte I, cap. I p. 8 http://www.religion-online.org/cgi-bin/relsearchd.dll/showbook?item_id=1947). A causa di questa nozione di rivelazione come esperienza interiore del cuore, il Modernismo ha un carattere profondamente anti intellettuale, anti razionale, anti conccettuale. Il Modernismo esalta, al posto della nota intellettuale o essenziale della rivelazione, una presunta nota esistenziale. In questo senso, il Modernismo è anti metafisico, e sostituisce la metafisica per la Storia, la stabilità per il movimento, l'essere per il devenire. Quindi, il Modernismo si mostra anti dottrinario, anti dogmatico. I modernisti prommovono una religiosità che chiamano di "viva" ed intellettualmente incomunicabile. Sarebbe strano che, con tutte queste caratteristiche anti intellettuali, il Modernismo fossi anti tomista ed anti scolastico? L'inspirazione del cuore avrebbe qualcosa della inspirazione poetica. Insegnò la Pascendi: "Domanderemo, dunque, ai modernisti: di che cos'è fatta questa inspirazione? "Loro diranno che, senonchè per una certa veemenza, ella non si distingue della necessità che il credente esperimenta di manifestare vocalmente o per scritto la propria fede. Si nota qui una certa somiglianza con l'inspirazione poetica; ed in questo senso uno di loro diceva: Dio è tra noi, ed agitatti da Lui noi ci infiammamo. Di questo modo è che si deve spiegare l' origine dell ispirazione dei libri sacri. - Sostentanno ancora i modernisti che a nessun passaggio di questi libri ci manca questa inspirazione. "In questo punto qualche d' uno potrà giudicarli più ortodossi che certi recenti esegeti, che in parte restringono l' ispirazione come, por esempio, nelle tali citazioni tacite. Ma questo non passa d' aparenza e di parole." (Pascendi, n0 22. Il grosseto è mio). Conseguenza pratica di queste note, il Modernismo era contrario alle missioni, e al dottrinamento catechetico, e contro l'apologetica tradizionale. Evidentemente, se ogni uomo ha la capacità d'avere la esperienza interiore della rivelazione, è dispensabile la catechesi e la missione. Essendo la rivelazione possibile in qualunque persona, nessuna religione si può vantare di possedere la verità integrale, monopolizatta da lei. Dio non ha datto la rivelazione soltanto ad una religione. Dunque, tutte le religioni avrebbero una certa parcella di verità, che tutti devono accettare. Conseguentemente, tutte le religioni hanno delle verità e possono essere veicoli di salvezza. Di li veniva la difesa del ecumenismo fatta daí modernisti. "E i modernisti inffatti non negano, al contrario, concedono, certuni confusamente, ed altri manifestamente, che tutte le religioni sono vere" (Pascendi, n0 14). Non è simile — o esatamente uguale — ai documenti sopra l'ecumenismo del Vaticano II ? “Quando molto nel confflito tra le diverse religioni, i modernisti pottrano sostenere che la cattolica ha più di veritá, perché è più viva, e meritta più il titolo di cristiana, perché più perffetamente corrisponde alle origini del cristianesimo.” (Pascendi, n0 14). Oggi, al massimo, si concede che la Chiesa Cattolica ha la "plenitudine della verità", e quindi, che le altre religione hanno la verità però non plenamente. “Il vivere per i modernisti è prova di verità; e la ragione di questo è che la verità e vita, per loro, sono una e la stessa cosa. E di qui una volta ancora s'infferisce che tutte le religioni esistenti sono vere, dal contrario già non esisterebbero” (Pascendi, n0 15). Impossibile non vedere che si descrive qui, nella Pascendi, quello che si fa nella Chiesa dopo il Vaticano II. Dunque, il Vaticano II, anche quanto al ecumenismo, ha copiatto ed aprovatto gli errori del modernismo. Jean Guitton non ha mentito quando ha fatto la sua terribile affermazione. Abbiamo ricordato che per il Modernismo il sentimento religioso del cuore sarebbe ineffabile, impossibile d'essere tradotto in parole. L' esperienza religiosa non sarebbe espressabile corretamente in discorso logico. Di qui, il credo sarebbe una cosa assolutamente inutile, e piutosto erronea ed ingannatrice. E questo valerebbe per tutte le religioni, e non soltanto per la Cattolica. Tutte le credenze sarebbero traduzioni mal fatte di questo sentimento interiore. Il massimo che si potrebbe concedere sarebbe che le formule dottrinarie avrebbero un valore molto relativo ed aprossimativo, e mai un valore assoluto. Quindi, nessuna religione può presentarsi come padrona della verità completa e assoluta. Nessun credo essendo interamente vero, nessuna religione avrebbe il monopolio della verità. Le religioni dovrebbero essere aperte l' une a l' altre, affiché si arricchissero con le sue mutue sperienze, per mezzo del dialogo ecumenico, che permeterebbe un intercambio dell' esperienza di ognuna. E più. Il Modernismo era tutto impregnatto di una "metafisica" evoluzionista. Influenziato per la Filosofia moderna che negava l'essere, il Modernismo vedeva tutta la realità — incluso la divina — come flusso, come divenire. Conseguentemente, niente era fisso. Non esisteva la Verità. Il dinamismo della realità esigeva che le formule dogmatiche fossero tenute come provisorie, aprossimative della "veritá" reale, impossibile d'essere perfetamente conosciutta. La rivelazione, sempre imperffetamente espressa, dovrebbe essere costantemnete perfezionata con formule nuove. L' attualizazione dell' espressione della fede sarebbe una esigenza assolutamente necessaria. Per il Modernismo, la religione ha bisogno d'essere continuamente... "aggiornatta", per utilizare il termine tanto caro al Vaticano II e messo in moda da Giovanni XXIII, l'amico di Ernesto Buonaiutti. E la religione, e la Chiesa dovrebbero essere perpetuamente 'reformanda' come diceva ... Lutero. Cristalizare la rivelazione in formule dogmatiche equivalerebbe a uccidere la religione. Era necessario che la rivelazione fossi continuamente cambiata in formule nuove e sempre provisorie. La rivelazione dovrebbe avere sempre un carattere storico, e, quindi, un valore relativo, secondo i tempi. Conseguentemente, non esisterebbe un "depositum fidei" che valesse per sempre, affidato da Dio alla Chiesa. Non esisterebbe una verità dogmatica con valore assoluto, per tutta la Storia. Dunque, tanto i dogmi quanto le scomunicazione del passatto erano errorri, frutti dell'incomprensione della natura progressiva della rivelazione. Contro tutti queti errori, San Pio X ha fatto inscrivere nel giuramento anti modernita, ormai abolitto, la seguente clausula: "Quarto: io sinceramnete mantengo che la dottrina della fede ci è stata trasmessa dagli Apostoli sino ad oggi per mezzo dei Padri ortodossi esatamente con lo stesso significato e sempre con lo stesso proposito. Cosi, io riggetto interamente la falsa representazione eretica che i dogmi evoluiscono e si modificano di un significato ad un altro diverso di quello che la Chiesa prima aveva mantenuto. Io condanno anche tutto l'errore secondo il quale, nel posto del divino Deposito che è stato confidato alla sposa di Cristo per che lo guardasse, c' è soltanto un'invenzione filosofica o un prodotto della coscienza umana che gradualmente è stato svilupato per lo sforzo umano e che continnuerà a sviluparsi indefinitamente. Oltre a tutto questo, mi sommetto e dò la mia adesione di tutto cuore alle condanne, dichiarazionie, a tutte le proibizioni contenute nella enciclica Pascendi e nel Decreto Lamentabili, specialmente quelle che diccono rispetto a quello che è conosciutto come la storia dei dogmi. "Io ripudio ancora l' errore di quelli che diccono che la Fede difesa per la Chiesa può contradire la Storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che sono compresi adesso, sono inconciliabili con una visione più realista delle origini della Religione cristiana".(Pio X, Sacrorum Antistitum, Giuramento anti Modernista). La trasmissione della esperienza religiosa d' una generazione all'altra, nella storia, sarebbe la Tradizione. Per i Modernisti il concetto di tradizione era totalmente diverso di quello che la Chiesa ha sempre insegnato. La tradizione cattolica era stata sempre intesa come l' insieme di veritá rivelate da Cristo agli Apostoli, trasmesse dagli Apostoli, di generazione in generazione, sotto la guardia infalibile della Chiesa. Tradizione era quello che tutti i cattolici, universalmente ed in tutti i tempi, hanno sempre creduto. Sempre si è creduto che esistevano due fonti della rivelazione: la Scrittura e la Tradizione (Cfr Denzinger, I, b). Ma per i modernisti il concetto di Tradizione era totalmente contrario a quello della Santa Chiesa: "C'è un altro punto in questo capitolo della dottrina modernista, totalmente contrario alla verità cattolica. Perché questa teoria dell' esperienza [religiosa] si traslada anche alla tradizione che la Chiesa ha affermatto sino al presente, e la distrugge totalmente. "Effetivamente, i Modernisti intendono la tradizione di modo che sia una certa comunicazione con gli altri di una esperienza originale per mezzo della predicazione e con l'aiuto della formula intellettiva (...) Questa communicazione della esperienza, per volta produce delle radici e fiorisce; altre volte si debilita immediatamente e muore. Ora, il fiorimento è per i modernisti argomento della verità, perché prendono verità e vita promiscuamente [come sinonomi].Per lo che sarebbe lecito inferire che tutte le religioni ch'esistono sono vere, altrimenti, al contrario, non potrebbero essere vive."(San Pio X, Pascendi, Denzinger, 2083). Ed il Giuramento Anti Modernista dice: "(...) i modernisti sostengono ancora che, nella sacra Tradizione, non c'è nulla di divino, o, quello ch'è peggio ancora, lo ammettano in senso panteistico, di modo che già non resta che il fatto chiaro e semplice, che si deve mettere al livello dei fatti communi della storia, o sia: certi uomini che per la sua industria, ingenio e dilligenza hanno prosseguito nelle età seguenti la scuola incominciata da Cristo ed i suoi Apostoli. Dunque, mantengo fermissimamente la fede dei Padri, e la mantenerò fino all'ultimo alento della mia vita, su il carisma certo della verità, ch'è, ch 'è stato, che sará sempre nella sucessione del Episcopato dal tempo degli Apostoli; non perché si mantenga lo che è migliore e più apto che possa sembrare secondo la cultura d' ogni età, ma perché mai si creda d'altro modo, mai d'altro modo s' intenda la verità assoluta ed immutabile predicata dal principio dagli Apostoli" (San Pio X, Giuramento Anti Modernista, Denzinger, 2147). Anche Mosignor Maggiolini, criticando i Modernitsi, insegna che, per loro, "tradizione sarebbe la comunicazione della esperienza originale attraverso affermazioni intellettuali" (Monsig. Maggiolini, art. cit. p. 5) Per i Modernisti, la Tradizione, intesa come trasmissione d'una esperienza religiosa, sarebbe il risultato d' una contradizione dialetica tra una forza conservatrice — la dottrina insegnata per l'autorità — e la forza che tira al progresso, che nasce della vita. Di questo confronto nascerebbe la Tradizione viva, che è più una evoluzione che una vera tradizione. E se la tradizione viva nasce di questo confronto, la sua guardia non è un diritto della autorità conservatrice, ma anche dei laici per mezzo della sua esperienza religiosa, [e principalmente come questa esperienzia vitale e esistenziale è interpretata dai teologi] ( Cfr. San Pio X, Pascendi, Denzinger, 2095) In questo modo, il controlo di quello che dice la Tradizione passerebbe dalla Chiesa ai "teologi" od a qualunque semplice fedele... Per questo Blondel asseriva che "la tradizione guarda questa stessa libertà riguardo alle formule dogmatiche, perché la tradizione preserva il senso del Mistero trascendente a qualunque formulazione dogmatica, e che ella preside allo svilupamento del dogma" (Pierre Gauthier, Newman et Blondel, Cerf, Parigi 1988, p. 400). E in questa frase di Gauthier resta compromessa tutta la dottrina di Blondel con il Modernismo. La tradizione sarebbe "l'elemento dinamico, il motore del progresso dei dogmi" (P. Gauthier, op. cit. p. 269). Meglio sarebbe aver detto dell' evoluzione del dogma. Dunque, la tradizione nel senso modernista permetterebbe che la rivelazione si svilupasse, crecesse nella Storia, e per le Storia. Cioé, che il dogma avessi una evoluzione, cambiasse. "Nei suoi articoli [Blondel] ha presentato una nuova deffinizione della Tradizione ecclesiastica, inspirata nella sua filosofia della Azione. Il Vangelo è più che un mesaggio depositato nei documenti della Scrittura o nella predicazione ecclesiastica; è una realità vivente che ha acquisto forma in tutta la vita e la sperienza della communità della Chiesa. Questa realità è trasmesa principalmente per la tradizione che la converte in atti, in una azione nella quale — secondo una delle idee fondamentali di Blondel — la grazia di Dio e la intenzione umana sono concretamente riunite. Fino dal principio si dà dunque, nella Chiesa, una unità vitale di dogma (divino) e di storia (umana); una coscienza colletiva, più che intellettuale. Questa qui contiene tutta la verità della rivelazione — tra altri, nei suoi testimoni scritturistichi ed istituizioni oggetive — e li conserva" (Padre T. M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 223). Per tutto questo si capisce come errano quelli che pretendono interpretare il Concilio Vaticano II "alla luce della Tradizione". Ed errano perché il termine Tradizione é inteso diversamente daí cattolici e dei modernisti. E se la Tradizione è il mottore che fa svilupare la rivelazione interiore, allora la rivelazione non sarebbe mai finita. Urs von Balthasar riconosce che la dottrina della evoluzione del secolo XIX, cioé, quella di Darwin, di Spencer e di Bergson, ha penetrato anche nella teologia: "In fatti, nel corso del secolo XIX e nel insieme del movimento di pensiero relativo alla idea di evoluzione, il concceto di evoluzione ha fatto la sua entrata — come un "rejetton" ortodosso di Giochino di Fiore — nella stessa teologia. Si parla, oggi, correntemente di evoluzione dei dogmi e si designa per questo il dispiegamento di "tutti i tesori nascosti della sagezza e della scienza" (Col. II, 3) contenutti nel deposito della rivelazione confidato alla Chiesa" (Urs von Balthasar, La Théologie de l'Histoire, Fayard, Paris, 1970, p.165). In questa forma, sarebbe inaccettabile dire che la rivelazione si è chiusa con la morte del ultimo Apostolo, come sarebbe assurdo affermare che gli Apostoli avevano già tutta la rivelazione completa. Come abbiamo già visto, questa è una tesi condannata come modernista nel Decreto Lamentabili. La rivelazione nella storia e per la storia sarebbe sempre provisoria ed incompleta, fino che non arrivase lo stesso fine della Storia (Cfr. John F. Haught, Mystery and Promise: A Theology of Revelation, Parte III, Capítulo 9, http://www.religion-online.org/cgi-bin/relsearchd.dll/showbook?item_id=1947 ). E von Balthasar, anche lui, fa una riserva contro la dottrina della chiusura della rivelazione: "Con la morte dell' ultimo Apostolo la Rivelazione si è "conchiusa", solo nel senso che la pienezza infinita non può più crescere. La Rivelazione può però irradiare la sua pienezza all'infinito e sotto il suo sole tutto può sviluparsi fino all'ultima maturità" ( Urs von Balthasar, Abbatere i Bastioni, Borla, Torino, 1966, p.48). Evidentemente, questa dottrina della rivelazione di Dio nella Storia aveva le sue radici nella dottrina gnostica di Jacob Boheme, ripetutta poi dai pietisti che dicevano che si doveva scrutare e leggere i segni di Dio nella storia — i segni dei tempi — e finalmente da Hegel ch' è stato il gran risponsabile per la sua difusione nel pensiero occidentale e orientale, principalmente russo. Ma questa rivelazione sarebbe non di verità su Dio, ma Dio stesso che si liberta nella storia e promuove la divinizzazione di tutti gli uomini e del cosmos. Teilhard di Chardin non ha detto cose molto diverse di queste... Questa nefasta dottrina sopra la tradizione, già condannata da Pio X, ha continuato d'essere trasmessa per vie sotterranee fino ad oggi. Ancora nel tempo di Pio XII, la Santa Sede senti il dovere di condannare, una volta ancora, questa conccezione di tradizione modernista: "Anche i teologi devono ritornare costantemente alle fonti della rivelazione, poi che a loro tocca indicare in che modo si trova nelle Sacre Scritture e nella "tradizione", in modo esplicito o implicito, lo ch' è insegnato per il magistero vivo. Aggiungasi a questo che ambedue fonti della dottrina divinamente rivelata possedono tanti e così grandi tesori di verità che realmente mai si esauriscono" (Carta del Secretario delle Comissione Biblica al Cardinale Suhard, 10 -XI 1948.. Denzinger, 2314). E di questo insegnamento del tempo di Pio XII si vede che, ancora nei nostri tempi, la Santa Sede ha insegnato che le fonti della rivelazione sono due -- la Sacra Scrittura e la Tradizione-- e che queste due fonti contengono delle verità, e non delle esperienze, come dicevano i Modernisti. E prossegue il documento sopracitato: "Il Divino Redentore non ha incumbitto che l'autentica interpretazione di questo deposito sia fatta da ognuno dei fedeli, e neanche dagli stessi teologi, ma solo del magistero della Chiesa" (Idem, Denzinger, 2314). Che grande verità, oggi tanto scordata, fino al punto che sembra che sopra la catedra di San Pietro si siano seduti i famosi "Teologi"... Oggi si discute fondandosi più nelle dottrine astruse — ed esoteriche como ha confessato Blondel — di questi teologi modernisti più che nelle deffinizioni dei concilii o nelle insegnanze del magistero pontificio. Secondo Xavier Tillette, "A circa di un secolo di distanza certe tesi le più audaciose del Modernismo al riguardo di Gesù Cristo, vigorosamente ripudiate dal Magistero, aparentemente caggionano meno paura oggigiorno. Esse ritornano in nome della libera ricerca e per via della discussione tra i teologi cattolici, è vero contaminatti per i suoi colleghi protestanti" (Xavier Tillitte, Maurice Blondel et la Controverse Christologique, in Le Modernisme, Cerf, Parigi,1980, p.129). Che franca confessione! La teologia cattolica è stata contaminata delle teologia protestante. E confesa ancora Xavier Tillette: " I rissorgimenti moderniste sono tuttavia incontestabili. La verità è che dopo le condannazioni e le diretive autoritarie (giustificatte al più alto punto) susistano ancora tra i moderni e i credenti sequelle non riassorbite, un pesante contenzioso esegetico e teologico. (...) Oggi gli esegeti cattolici rivalisano impunemente di audacia e di raffinamento con i maestri luterani e anglicani" ( X, Tillette, op, cit .p. 130). Ed il Tillette non è l' unico a dire questo. E lei vede, e vedrà un poco avanti, egreggio Dotr. Pappetti, che Tillette concorda esatamente con la terribile affermazione di Guitton. Per esempio, il famoso modernista Yves Congar, che ha avuto tanta responsabilità nel pensiero del Vaticano II, comentando il rifiuto del Concilio d'accettare la dottrina delle due fonti della rivelazione, con l'apoggio del Papa Giovanni XXIII, decisione che ha condotto alla Dei Verbum, dice: "Il 20 novembre del 1962 — giorno in che Giovanni XXIII ha deciso che sarebbe fatto un altro documento conciliare su la rivelazione — sará riconosciutto nella Storia della Chiesa come determinando la chiusura definitiva della Contro Riforma" (René Virgoulay, Blondel et le Modernisme, Cerf , Parigi, p.449). Congar saluta la vittoria della Riforma sopra la Contro Riforma, ed il rifiuto del Vaticano II della dottrina tradizionale delle due fonti della Rivelazione nellla Dei Verbum, come fossi la vittoria di Lutero sopra Trento. Dunque, sono dei teologi famosi e favorevolli al Vaticano II che riconoscono che nel Concilio, particolarmente nella Dei Verbum, documento conciliare dedicato alla rivelazione, único punto focalizzato nel Allegato del Istituto Paolo VI di Brescia si hanno accetatto le posizioni del Modernismo, ed anche del protestantesimo... E sopra il ruolo die teologi, il Cardinale Ratzinger scrisse: [Prima], "era il Credo che forniva il parametro per la teologia. Adesso, nella Chiesa Cattolica, tutto questo -- al meno nella coscienza popolare -- era sottomesso a revizione, e fino lo stesso Credo non pareva più intoccabile, ma anzi sottomesso al controllo dei teologi. Dietro a questa tendenza di dominio degli specialisti si poteva già dettetare qualcosa di più: l'idea di una soveranità ecclesiale del popolo, nella quale lo stesso popolo dettermina quel che sia inteso per Chiesa, poi che la "Chiesa" già pareva molto chiaramente deffinita come "Popolo di Dio" (Cardinale Joseph Ratzinger, Memories ( 1927-1977, Milestones, Ignatius Press, San Francisco, 1988 p. 134). Oggi, dopo il Vaticano II, i teologi hanno l'ultima parola. È ai teologi che si da ascolto e non più a quello ch'insegna il Papa. E quando il Papa fa la Dichiarazione Dominus Jesus, si registrano proteste dei teologi e di Vescovi E quando il Papa ordina il ritorno al confessionario e alla confessione particolare, praticamente nessun Vescovo l'ubidisce, ed molti preti nemmeno sanno quello che il Sommo Pontefice ha determinato. E, se lo sapessero, non si cambierebbe nulla. Si loda il Papa e si parla d'ubbidienza. Nella prattica, ognunno fa quello che vuole. La Chiesa è in un processo de attomizazione. È lo stesso Paolo VI che ha riconusciutto che dopo il Vaticano II, la Chiesa conobbe un misterioso processo d'auto demolizione, e che il fumo di Satana entrò nel tempio di Dio. E questo fumo si trova nei libri eretici di tanti famosi teologi. Ma i teologi della Nuova Teologia, che ha trionfato nel Vaticano II, volevano esatamente questo: la demolizione della coscienza storica del cristiano che immediatamente si trasforma in vecchiaia della stessa Chiesa: "Ciò che va spezzato ad ogni costo è la coscienza storica del cristiano, che è invecchiata, perché sorretta di una fede insufficiente. Nel corpo della Chiesa appaiono segni di vecchiaia, adirittura di decadenza, quali furono la Riforma e tutte le sue conseguenze. Già Santo Agostino e San Gregorio Magno videro la Chiesa coperta di tali ulcerazioni e ritennero perciò giunti gli ultimi tempi. "Sul piano storico-filosofico la Chiesa ha fatto il suo tempo, è superata, e da molto" (Urs von Balthasar, Abbattere i Bastioni, Borla, Torino, 1966, pp. 54-55. Il grossetto è mio). Questi teologi neo modernisti vogliono abbattere la Chiesa e costruire una Nuova Chiesa , una Nuova Religione: la religione e la Chiesa del uomo, come hanno detto Loisy ed il Padre Teilhard de Chardin. Vae vobis, teologi modernisti ch'avete elaborato una dottrina diversa di quella che la Santa Chiesa ha sempre e dovunque insegnato! Vae vobis, teologi modernisti che parlate in termini propri delle antiche eresie gnostice e cabalistiche! Vae vobis, teologi modernisti, perché avette distrutto al massimo quello ch' era possibile distruggere nella Santa Chiesa! Vae vobis, teologi modernisti ch' avete assorbito, come per osmosi, il veleno di tutte l'eresie! Vae vobis, teologi moderniti, che nella luce della verità cercate sempre dell'ombre, e nelle tenebre dell'eresia cercate sempre un pallore qualunque da lodare! Vae vobis, teologi modernisti, dottori di dubii, che negate ogni certezza! Vae vobis teologi moderniti, che cospirate nelle tenebre per difendere la menzogna evolutiva gnostica contro la verità immutabile insegnata dal Magistero della Chiesa di Pietro! E ci sarebbero dei "Vae" a dire!...
XI - La Nuova Teologia
"O tuo parlar m' inganna, o il mi tenta" 1) Il Modernismo sopravvisse nella Nuova Teologia Sempre che nella Storia della Chiesa è sorta una grave eresia, imediatamente ha germogliato, al suo fianco, il medesimo errore, però più o meno camuffato. È stato così con l'arianismo; con il pelagianismo, il giansenismo, il liberalismo, il comunismo. Tutte queste eresie hanno avuto, al suo fianco, e come alleatto mascherato, moderato ed "equilibrato", una semi eresia che cercava di giustificare l'eresia con quello che c'era di vero nell'eresia esplicita. E come è impossibile che ci sia una eresia assoluta, senza nessuna veritá, sempre ci sono quelli che cercano di giustificare ogni errore com quello che lui ha di veriità.. I neo modernisti sono tra quelli che in tutte l'eresie vogliono cercare una verità qualunque, scordando che una menzogna è tanto peggiore quanto più sembra vera. Lo che di immediato attirava la simpatia degli irenici, dei pacifisti e degli ottimisti di tutti i gradi, quelli che "in tutte le eresie trovano un incanto" [dans toute héresie trouvent des charmes]... cioé, i famosi "semi del Verbo"... Come se fossi possibile esistere un errore assoluto. I semi eretici sono quelli che cercano di trovare sempre un punto lodevole in tutte le buggie. Cercano sempre i "semi del Verbo"... per tradire il Verbo! Condannato il Modernismo, scomunicatti parechi dei suoi capi, che pure hanno lasciato la Chiesa, l'eresia esplicita è diventata meno pericolosa. "Loisy e Tyrrel si sono perdutti prontamente. Quelli che sono rimasti, Blondel e gli esegetti Battifoll, il Padre de Grandmaison, e il Padre Lagrange, per esempio, si sono trovatti in una situazione, come il resto della intellingentsia teologica, negli inizzi di tempi molto difficili" ( T.M. Schoof, La Nuova Teologia Cattolica, Edizioni Carlos Lohlé, Buenos Aires- Messico, 1971, p. 90). E veda, Egreggio. Dottore, che il Padre Schoof mette il Padre Lagrange tra i modernisti ... moderati. Altri, epigoni dell'eresia modernista, più furbi e più maligni, sono rimasti per perpetuarla e farla trionfare "sotto il velame delli testi strani". Per questo, Teilhard de Chardin spiegava a un altro prete dominicano ch'aveva lasciato la Chiesa, che rispetava la sua decisione, ma che lui rimarrebbe per continuare la lotta di dentro della stessa Chiesa: "Essenzialmente, io considero come voi che la Chiesa (come tutte le realità viventi, al fine di un certo tempo) arriva in un periodo di "mutazione" o di "riforme necessarie". Dopo due mille anni, questo è inevitabile. L'umanità è in via di cambiamento. Come il cristianesimo potrebbe non farlo? Più precisamente io considero che la Riforma in questione non è un semplice affare d'instituzioni o di costumi, ma di Fede. Or bene, questo gesto fondamentale di gestazione di una nuova fede per la terra, solamente, io credo (ed immagino che anche voi siete della mia opinione), soltanto il cristianesimo lo può fare. Io ne sono convinto: è di una nuova cristologia stesa alle dimenzioni organiche del nostro nuovo universo che si prepara a sortire la religione di domani. Questo affermato (ed è in questo che noi divergiamo: ma la vita non procede per via di tasteggiamenti?), questo posto, io non vedo ancora un miglior modo per me di promuovere quello che io anticipo che di lavorare alla riforma a partire di dentro. Molto sinceramente (e senza volere criticare il suo gesto!), io non vedo che nel tronco romano il sostentacolo biologico assai vasto ed assai differenziato per operare e sopportare l' aspetatta trasformazione. Lavoriamo ognuno al suo posto. Tutto quello che monta, converge. .Molto cordialmente suo"(Lettera di Teilhard de Chardin, apud Itinéraires n0 91, pp.114-—143 e apud Savoir et Servir, n0 56, p. 75. Il grossetto é mio. E gli chiedo che non mi giudichi partidario di queste riviste che ho citato). Questa tatica di restare nella Chiesa, era stata raccomandata da Monsignore Duchesne che ha detto anche lui in una lettera al modernista ed apostata Padre Marcel Hébert: "Chi sarà cosi sincero al punto di confessare preocupazioni come le sue? (...) Siamo in una svolta (...) Insegniamo, dunque, quello che insegna la Chesa, ed in suo nome, e sotto la sua responsabilità. "Non dissimuliamo che, in tutto questo, c'è una gran parte di simbolismo che esige una esegesi.Ma, lasciamo questa esegesi essere fatta nel interno e per individui (...) Potrà acadere che, nonostante tutte l'aparenze, il vecchio edificio eclesiastico venga un giorno a dismoronare..Se questo vienne a darsi, nessuno ci criticherà perché abbiamo sostentato la vecchia casa il più possibile. Si dirà che, in fine dei conti, non avevamo altra casa per noi e per quelli che ci stavano intorno" (Monsignore Duchesne a l'abbé Marcel Hébert, 18 di genaio di 1900. Apud Jean Rivière, op cit. p. 151-152). Ed è quello che consigliava di fare il modernita Tyrrel: "Restare [nella Chiesa] e fare tutto il possibile per svilupare delle idee più sane. "Se i rifformatori del secolo XVI avessero restati nella Chiesa, forse sarebbero arrivati a una soluzione più tardiva, ma sicuramente più sana, che quella che è stata realizzata a Trento"(Hilaire Bourdon- pseudonimo di Georges Tyrrell- in The Church and the Future, apud Jean Rivière, Le Modernisme dans l'Église, Lib. Letouzey et Ané, Paris, 1929, p. 8). Ed uno che ha fatto tutto il possibile — e quasi l'impossibile — per rimanere nella Chiesa, è stato Maurice Blondel, la cui dottrina ha inspirato la Nuova Teologia, trionfante nel Vaticano II. Questo lavoro di propagazione delle dottrine moderniste era realizzato in modo quasi segretto. Nella Sacrorum Antistitum, San Pio X afferma che i Modernisti s'erano organizatti in modo segretto, — in una vera società segreta — per prosseguire la loro azione. Diversi teologi che hanno difeso idee moderniste, hanno dichiarato come avevano imparato la dottrina condannata nei seminari dove avevano studiato. Nei seminari dei Gesuiti in Francia, c'erano dei maestri, como il Padre Auguste Valensin, che hanno desinvolto un ruolo lamentabile difondendo le dottrine del Modernismo, sopratutto le dottrine di Blondel. Tra gli allievi di questi maestri modernisti devono essere menzionati Henri de Lubac, Daniélou, e von Balthasar. Essi raccontarono che alcuni dei suoi maestri insegnavano la dottrina tradizionale nelle classi, ma che, dopo, fornivano a certuni degli allievi delle copie manoscrite della tese di Blondel, L' Action, per volte con un contenutto più esplicito di quello ch' era stato impresso e publicato... Henri de Lubac dirà che c'erano dei maestri che, per una lodabile eccezione permettevano che certuni dei suoi allievi leggessero le opere di Blondel .Tanto che lui ha scrito a Blondel che sono state i suoi libri che gli hanno preparato le vie per ellaborare la sua Nuova Teologia. (H. de Lubac, Lettera a Maurice Blondel, 8 aprile del 1932. Apud, Les pionniers du Vatican II, in Savoir et Servir, n 0 56, tomo I, p. 55). De Lubac ha riconosciutto ancora, in un'altra lettera a Maurice Blondel, che la sua opera "ha avuto un'influenza capitale e profondamente benefica sopra l'orientazione del suo pensiero" (Lettera di Henri de Lubac a Maurice Blondel, 5 marzo di 1930, in Savoir et Servir, no 56, tomo I, p. 60). Von Baltahasar racconta che lui si tapava le orechie con cottone per non sentire quello che diceva il suo professore di Teologia scolastica, mentre che leggeva, di nascosto, l'opere di Santo Agostino. Che devozione per Santo Agostino! O che disprezzo per la Teologia scolastica! Ed oltre dei devoti lettori segretti di Santo Agostino, non ci sarebbero quelli che, como de Lubac, leggevano di nascosto le oppere di Blondel? Ed oltre le oppere di Blondel pure non si leggevano i libri di Loisy, di Tyrrel e degli altri modernisti più considerati? È stato in questo modo che i Modernisti hanno prosseguito la sua azione. Nel Saulchoir domenicano, il Padre Chenu, a sua volta, faceva la diffusione delle idee e dottrine del Modernismo. L'antico discepolo di Maurras, Yves Congar, dopo la condannazione della Action Française, nel 1926, ha cambiato di destra a sinistra, e imparò con Chenu il Modernismo del quale è diventato un leader e propugnatore fino al Vaticano II. Mentre tanto, l'Abbé Bauduin faceva lo stesso lavoro di diffusione del Modernismo cauta, per non dire segretamente, nel campo liturgico, dove Bouyer e Zundel lo hanno seguito e svilupato le sue idee distruttive della Sacra Liturgia., cosa ch' è avenuta al fine con l' opera di Monsignor Bugnini, approvata da Paolo VI (Gli prego che non pensi, egreggio Dottore Papetti, ch' io sia un seguittore di Monsignor Lefebvre, od un membro della Fraternità San Pio X, che lei si sbaglierebbe) È di questo lavoro sotterraneo, per non dire segreto, ch' è nata la cosidetta Nuova Teologia. Ed intanto che nei seminarri si faceva questa diffusione segretta, in Vaticano si machinavano congiure per protegere i difensori della Nuova Teologia.. Che la cosìdetta Nuova Teologia sia stata l'effetto di un lungo lavoro sotteraneo — forse sarebbe più esatto qualificarlo di segretto — è stato riconosciuto per un autore molto favorevole ao Modernismo, alla Nuova Teologia ed al Vaticano II. Mi riferisco al dominicano olandese T. M. Schoof, che in un libro con introduzione scrita per E. Schillebeeckx, ha affermatto: "(...) la nostra intenzione rappresenta una indagazione "dietro le novità teologiche" per dimostrare che la situazione attuale, ancora confusa, c'è una storia anteriore-- qualcosa di sotterraneo -- un contesto che può chiarire molte cose" (T. M. Schoof, O .P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p. 24). E perché questo lavoro è stato sotteraneo? Perché era necessario non conffessare le sue radici eretiche moderniste. "La situazione attuale della teologia cattolica ha delle radici facilmente ricognoscibili prossimamente nel principio di questo secolo [il século XX] : l'episodio breve e poco stimulante del Modernismo; un termine che, fino d'allora, ha un peso emmozionale così marcante che i sostenitori della rinovazione [teológica] hanno evitato instintivamente, perché i loro sforzi sono stati denominati immediatamente come (neo) modernisti" (T.M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p. 29) Lo stesso autore mette nella radice del Modernismo la questione esegetica e la "nuova apologetica di Maurice Blondel (Cfr. T. M. Schoof, O .P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p.31). Dopo il fine della Seconda Guerra Mondiale, il Padre Daniélou, uno dei capi della Nuova Teologia, ha proclamato che "era arrivato il momento di riparare la rottura che si era prodotta tra la teologia e la vita" (..) Daniélou (...) ha abozzatto in maniera soggestiva le tre perspetive che si trovavano li: ritorno alle fonti biblicche, patristiche e liturgiche; contatto con il marxismo ed il esistencialismo che offriscono le nozioni fondamentali della storicità e della soggetività; ed una dedicazione apostolica alla vita cristiana, tanto individuale quanto sociale" (T. M. Schoof, O .P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p.138). È stato Padre Garrigou- Lagrange che ha creato la formula "Nuova Teologia" per nominare il pensiero che, nato dell'opera di Blondel, si è svilupato poi nei libri di Henri de Lubac, del Padre Daniélou, di Urs Von Balthasar, di Chenu, di Congar e simili. Nel 1946, Padre Garrigou-Lagrange ha publicato un articolo nella rivista Angelicum, articolo nel quale domandava: "Dove va la nuova Teologia? Ella ci porta direttamente al Modernismo" (R. Garrigou-Lagrange, O.P., "La nouvelle théologie, où va-t-elle?" Angelicum, n. 23, 1946, p. 136).Da qui sono nate importanti polemiche sopra il carattere Neo Modernista della Nuova Teologia originata dalle opere di Maurice Blondel. Queste polemicche sono molto importanti, perché sono stati i teologi della Nuova Teologia che hanno trionfato nel Vaticano II. Se la Nuova Teologia è modernista, allora il Vaticano II ha aprovatto le tesi del Modernismo, così come ha detto Jean Guitton. Il Padre Schillebeeckx, famoso teologo modernista e perito dei più influenti nel Vaticano II, ha scritto: "Il Vaticano II è stato una specie di conffermazione di quello che i teologi avevano fatto avanti il Concilio: Rahner, Chenu, Congar e gli altri (...) i teologi ch'erano stati condannati, alontanati delle cattedre d' insegnanza, mandati in esilio, [è stata] la loro teologia che ha trionfato nel Vaticano II" (Padre Schillibeeckx, in "Jesus", maggio di 1993). Dunque, se la Nuova Teologia è modernista, il Vaticano II ha approvato le tesi del Modernismo, così come ha detto Jean Guitton. Nella polemica iniziata del Padre Garrigou-Lagrange si accusava, in primo luogo, che la definizione di verità di Blondel favorirebbe il Modenismo ed il relativismo. Infatti Blondel diceva che la verità era l'adequazione reale della mente e della vita. Questa definizione, al contrario della definizione scolastica —che dice che la verità è l'adequazione del intelletto alla cosa (adaequatio rei et intellectus) — distruggeva la metafisica tomista, perché, nella definizione di verità, introduceva la vita — con le sue mutazione continue, [anche senza ammettere l'evoluzione biologica] -- al posto della cosa, caggionando una conccezione evolutiva della realtà e della verità. E questo era Modernismo. Commentava il Padre Garrigou- Lagrange, nel articolo sopracitato: "La verità, è, dunque, la conformità del intelletto con la realità. Qualsiasi cambiamento in questa nozione universale di verità porta con sé un cambiamento totale nella sfera del conoscimento. I modernisti, dice San Pio X, hanno abbattuto l'eterna nozione di verità" Per Blondel, la verità sarebbe la corrispondenza tra intelletto e vita. Questo cambio della nozione di verità portava una grande responsabilità, perché metteva da parte una definizione approvatta dalla Santa Chiesa per secoli, per favorire una definizione che relazionava il pensiero con la vita, che è mobile, anche se no si accetta la dottrina dell' evoluzione. Tanto più che il Blondel, come tanti altri del suo tempo, era influenziato per una conccezione evolutiva del mondo e della realità, per via del pensiero non solo di Darwin e di Spencer, ma sopratutto del pensiero gnostico ed evolutivo di Bergson. La vita era la vita umana. Ma San Pio X aveva già condannata la conccezione che "La verità non è più immutabile che l' uomo stesso, poichè si svilupa con lui, in lui e per lui"(San Pio X. Decreto Lamnetabili, errore 58. Denzinger, 2038. Cfr. Rev. Reginald Garrigou-Lagrange, O.P., Reality - A Synthesis of Thomistic Thought, Cap. 57: “Realism and Pragmatism”, http://www.ewtn.con/library/THEOLOGY/REALITY.htm ) Il Padre Garrigou-Lagrange aveva ragione nella sua accusazione di relativismo dottrinario infuso nella definizione di verità di Blondel che, nel 1906 scriveva: "Poichè vi è sempre del nuovo nel mondo, non è possibile cogliere l'essere in riposo, in una definizione puramente statica" (...) "La filosofia, fin dal suo inizio, tende al movimento incessante e non cerca fissità se non nell'orientazione del suo cammino"( DP p. 233). "Né in noi, né fuori di noi, se non per una finzione indispensabile praticamente, ma filosoficamente illegitima non si giunge per via speculativa a degli oggetti fissi, distiniti e irredutibili, a degli atomi di coscienza e di sostanza" (DP p. 232, apud Francesco Bertoldi, Il Dibattito sulla verità tra Blondel e Garrigou-Lagrange, in Sapienza, vol. XLIII, fasc.3, pp.293-310. http://www.culturanuova.net ). Sebbene che questo autore [Bertoldi] sia molto favorevole a Blondel, cercando di comprenerlo e di scusarlo, lui stesso confessa che "mancò forse in Blondel uno sforzo sufficiente ad evidenziare una sua netta differenziazione dal modernismo" (Francesco Bertoldi, art, cit. Conclusione). É vero che fino ad oggi si discute sopra quello che Blondel ha voluto dire, tanto lui è oscuro ed ermetico. Anzi, come lui stesso ammette che, in un certo senso, lui è: "esoterico". Molti lo difendono come ortodosso. Altri lo credono modernista. Come soluzionare il probema? Nessuno ha maggiore autorità sopra la vera interpretazione della filosofia di Blondel che lui stesso. Certissimo è che Blondel sapeva cosa significava la sua astrusa filosofia. E Blondel ha scritto, in lettera a Loisy, che la sua filosofia era armonica alla dottrina dell' esegeta modernista : "Vostri pensieri solamente pottrano trionfare se l' opera previa alla quale io mi dedico potrà riuscire” (Lettera di Maurice Blondel a Alfred Loisy, 15 di Febraio, 1903, in R. Marlé, Au Coeur della Crise Moderniste, Aubier, Paris, 1959, Vol. I, p. 88). A questa quasi proposta di cooperazione, Loisy ha risposto ironicamente: "Lei è natto per scrivere delle encicliche, e se io sono ammesso al prossimo Conclave, io farò la proposta de la sua candidatura (...). Se io volessi essere un pò cattivo, io gli direi che lei mi recrimina sopratutto di non aver messo la sua filosofia nella mia storia" (Lettera di Alfred Loisy a Maurice Blondel, 22 febraio, 1903, in R. Marlé, Au Coeur de la Crise Moderniste, ed cit., Vol. I, p. 96). Dunque, lo stesso Blondel riconosceva l'affinità della sua filosofia col sistema modernista e voleva mettere la sua filosofia al servizio della causa modernista. Della polemica di Garrigou-Lagrange con i neo modernisti si vienne, alfine, alla publicazione della Enciclica Humani Generis di Pio XII, nel 1950, e alla punizione di alcuni capi della Nuova Teologia come Lubac e Congar, che sono stati messi in "dormizione", per un certo periodo. Quando mori Pio XII, e con l' elezione di Giovanni XXIII al Sommo Pontificato —Roncalli che era stato amico di Buonaiutti, di Turchi, e de l' Abbé Bauduin —, allora i teologi della Nuova Teologia sono stati "risvegliati", e anzi, più tardi, Lubac, Daniélou e von Balthasar, sono stati elevati al cardinalato. Sono loro che hanno trionfato nel Concilio Vaticano II. Che la Nuova Teologia si è originata della filosofia della Azione di Blondel è riconosciuto dai teologi modernisti, come il famoso Padre Comblin, favorevole alla Teologia della Liberazione, e che ha scritto nel suo libro sopra la Nuova Teologia: "Ci sembra che quello che si va formando si potrebbe chiamare una Teologia della Azione(...) Quello che si deve capire per azione ci sarà dimostrato per le attuali orientazioni della teologia. Communque, dal primo momento, la parola "azione" sembra evocare il patrocinio di Maurice Blondel, e questo patrocinio è significativo. Non è carente di senso il fatto d'essere presente l'ombra di Maurice Blondel, e di essere quest'ombra il nucleo di molti lavori ed orientazioni dell'ora attuale. Se non sempre li inspira, tuttavia l'opera e l'inspirazione di Blondel possono simboleggiare la sua presa di posizione più profonda" (Joseph Comblin, Teologia da Ação. 30 Anos de investigação, São Paulo, Herder, 1967, pp.8-9 ). Secondo Latourelle, la Nuova Teologia è natta del Modernismo, però anche influenziata dal Esistenzialismo, e del Personalismo di Nedoncelles e di Mounier. È scusato di dire che la teologia critica protestante di Moltman, Bultman, ed altri, era vista con simpatia per i teologi della Nuova Teologia. Abbiamo visto che anche Schoof riconosce che la Nuova Teologia è natta del Modernismo.
2) La Rivelazione secondo la Nuova Teologia Per questa nuova teologia osmotica alla protestante, la rivelazione arriva a noi in forma di storia, e non di idee astratte. Il Padre Chenu era molto opposto all' intellettualismo astratto nella rivelazione. Per il Padre Charlier, il rivelato è, anzi tutto, una realità, e non delle idee astratte: "La fede suppone che noi, per mezzo d'un concetto e di una formula attingiamo la res, o sia, la stessa realtà divina (L.Charlier, Essai sur le Problème Théologique, Thuillies, 1938, p. 66, apud R. Latourelle, op. cit. p. 253). Sebbene che Charlier parli di concetti e di formule della rivelazione, tali concetti e formule servono soltanto come mezzi per arrivare alla res divina, oggetto vero e finale della rivelazione. Dunque, per la Nuova Teologia, i datti iniziali della teologia della religione non sono principi, o verità metafisiche, o fisiche, delle qualli si deducono conclusioni, ma, anzi tutto, la stessa res divina nella storia. "Lo stesso Padre Charlier afferma, a questo rispetto, che la rivelazione non è una comunicazione di verità che possono attuare come dei principi d'una scienza comune, dedutiva, ma che è una realità: "Dio che si dá a noi per mezzo di Cristo nel mistero della incarnazione, del qualle mistero la Chiesa è solo una continuazione"(L. Chrlier, Essai sur le Problème Théologique, Thuilles, Paris, 1938, p. 69), Questa realità della rivelazione si svilupa, da che è stata datta alla Chiesa, e questo crescimento è la fonte della nostra cognoscenza progressiva" (Padre T. M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 248). Ora, come abbiamo visto, erano i modernisti che affermavano che nella rivelazione si entrerebbe in contato con la stessa res divina, e non che si conoscessero delle verità riguardanti a questa res divina. Quanto a questo punto, dunque, la Nuova Teologia era, inffati, modernista. "Il Padre de Lubac insegnava che "il mistero della salvezza spezza tutti i nostri conccetti umani. Per questo, de Lubac descrive come punto di partenza della evoluzione dogmatica l'atto salvattore di Cristo, "il tutto del dogma", che noialtri raggiungemo in una cognoscenza estremamente concreta e vitale che contiene l'espressioni porteriore in una unità superiore; una idea che ricorda a Newman però che in modo notabile, non ha ricevuto nessuna influenza direta di costui" (Padre T. M. Schoof, O . P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Lohlé, Buenos Aires , 1971, p. 249). "Nel ultimo lavoro di Rahner sopra l'evoluzione del dogma, poco prima del Concilio, (...) la sua idea fondamentale è che la rivelazione è una auto rivelazione di Dio che si rifferisce espressamente allo spirito del uomo. Ella sarebbe, quindi, comunicazione della stessa realità di Dio, e non soltanto di un determinato numero di proposizioni , però manifesta come un contenuto aprensibile per mezzo del inttelleto per via di parole" (PadreT. M. Schoof, O . P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Lohlé, Buenos Aires , 1971, pp. 261-262). Chenu praticamente sostituisce la Metafisica per la Storia, come base della Teologia, donando alla rivelazione un carattere dinamico, processivo, mobile. L'antica stabilità della fede viene sostituita per il dinamismo della Storia. La Nuova Teologia considera, come il Modernismo, che la rivelazione, e la fede che gli risponde, sono personali, o anzi, personalistiche. La Rivelazione sarebbe come un dialogo interpersonale tra Dio e l'uomo, per mezzo di quella cosa che la Nuova Teologia chiamava "la Presenza". Proprio così: "Presenza", senza dire che cosa sarebbe questa misteriosa "Presenza". Però si lascia intendere che è la Presenza della Divinità immanente nella creazione, nell' uomo e nella storia.. L 'uso indefinito del termine "presenza" permettrà ai modernisti, specialmente nel campo della liturgia, di giocare in modo a trattare della "presenza" di Dio nell'ostia consacrata in modo indistinto della Presenza di Dio nella Scrittura, nella "communità", etc. Se si vuole un esempio della confusione che si fa col misteriroso termine "presenza" basta leggere un articolo quallunque di Monsignor Giussani, dove questo termine "Pressenza" apare ossessivamente, ed in modo sfugente, misterioso e indefinito. È al Padre Louis Bouyer che si deve ringraziare per la rivelazione di che cosa vuol dire questa misteriosa "Presenza": In uno dei suoi libri significativamente intitolato Gnosis — La Cognoscenza di Dio nelle Scritture c'è un capitolo intero dedicato alla "Shekinah e la mistica della Merkabah" nel quale lui spiega che.. "Giustamente è stato possibile dire che nulla è più esclusivamente caratteristico della nozione biblica di Dio che la sua trascendenza e la sua immanenza constantemente vano pari. E sovente troppo si dimentica che queste due nozioni d'immanenza e trascendenza sono invenzioni di Spinoza, il quale, per più eretico ch'è divenuto agli occhi della ortodossia giudaica, continua ad essere fondalmente giudaico nella sua affermazione de la sua inseparabilità" (L. Bouyer, Gnosis — La Cognoscenza di Dio nella Scritture, Cerf, Parigi, 1988, p. 51). San Tomaso spiega nella Somma Teologica (I, Q 8, a. 3) che Dio è in tutto per essenza, per presenza e per potenza. Per essenza, non nel senso immanentistico o panteísta, o gnostico, che Dio sarebbe parte di tutte le cose, ma perché mantiene continuamanete l'essere delle creature. Per presenza, perché Dio tutto conosce. Per potenza, perché Dio tutto governa. Per questo, San Pio X, condannando la nozione di immanenza dei Modernisti ha fatto una distinzione: sebbene che si possa dire, in certo modo, secundum quid, che "Dio, attuando nell' uomo, sta più intimo all' uomo che l' uomo stesso in sé stesso, e questa affermazione, bene intesa, non merita censura, ci sono altri che pretendono che l'azione divina è una sola e la medesima con l'azione della natura, come l'azione della causa prima con la causa seconda; e questo distruggerebbe l' ordine sopranaturale. Altri la spiegano infine in un senso che ha sapore di panteismo; e questi, a dir la verità, sono più coerenti con il resto delle sue dottrine" (Pio X, Pascendi, n 0 19. Denzinger, 2087). Per la Gnosi, Dio è trascendente ed immanente non nel senso cattolico. L'identità dei termini, usati in senso diverso, è per inganare gli incauti. Per la Gnosi, la Divinità ignota è assolutamente trascendente perché non ha nessuna relazione com il mondo creato, opera del demiurgo maligno. Allo stesso tempo, la Gnosi dice che Dio è immanente nel mondo perché ci è stata la caduta della Sofia-- esatamnete la Schechinah della Cabbalah -- nella creazione, quando il demiurgo avrebbe apriggionato le particole divine della Sofia (la Schechinah) nelle creature. Che la Schechinah è la stessa Sofia dei Gnostici, questo resta è indubitabile quando si leggono le opere di Gerschon Scholem sopra la Cabbalah, che lui afferma molte volte essere la Gnosi giudaica (Cfr. Gerschom G. Scholem, A Mistica Judaica - Major Trends in Jewish Mysticism- traduzione in portoghese, ed. Perspectiva, São Paulo, 1972; Kabballah, Keter, Jerusalem, 1974; Les origines de la Kabbale, Aubier, Paris, 1966;Jewish Gnosticism, Merkabah Mysticism and Talmudic Tardition, The Jewish Theological Seminary og America, New York, 5725- 1965). Mi permetta, Egreggio Dottore Pappetti, di fare una citazione di una di queste opere del Scholem che ci da una informazione molto importante sopra il processo teosofico intra divino. "Ma intanto che in tutti gli altri esempi i cabbalisti s'astengono d'impiegare imagine sesssuali al discrivere la relazione tra l' uomo e Dio, loro non mostrano nessuna simile esitazione quando passano a descrivere la relazione di Dio con Sé stesso, nel mondo sefirotico. Il mistero del sesso, come si raffigura al cabalista, ha una significazione terribilmente profonda. Questo mistero della esistenza umana non è per lui niente meno senonchè un simbolo del amore tra l' "Io" divino ed il "Tu" divino, il Santo, benedetto sia Lui, e la Sua Schechinah. Il hierós gámos, l' ''unione sacra" del Re e della Regina, il Fidanzato Celeste e la Fidanzata Celeste, per menzionare alcuni dei simboli, è il fato centrale nella intera catena delle manifestazioni divine nel mondo oculto. In Dio c'è l 'unione del ativo e del passivo, procreazione e conccezione delle quale derivano tutta vita e felicità mondane" (Gerschom G. Scholem, A Mistica Judaica — Major Trends in Jewish Mysticism — traduzione portoghese, ed. Perspectiva, São Paulo, 1972, pp. 228-229). Non c'è bisogno, credo, di spiegare come questa nozione cabalista, trasmessa da Jacob Boheme, è stata adotatta da Hegel, e poi dai suoi discepoli romantici, fino ad arrivare alla teologia protestante, che per osmosi la passò a diversi teologi modernisti e gnostici, come Sergej Bulgakov e von Balthasar. E, come abbiamo visto, il Padre Louis Bouyer osa identificare la misteriosa "Presenza" — tanta cara a tanti modernisti attuali — col nome di Schechinah, l'ultima emanazione della Divinità oculta dei cabbalisti nel albero sefirotico, il sesso feminile della Divinità oculta, la Sofia dei gnostici. È facile parlare in termini misteriosi, e fare il publico inghiottire la parola ignota —Schechinah — senza dire cosa è questa misteriosa Schechinah . Questo metodo è tipico dei Modernisti, per fare accetare le sue dottrine "sotto il velame delle parole strane..." Così, la rivelazione sarebbe religiosa, mistica, personale, della propria realtà divina, del Mistero divino che si fa "Presenza" — Schechinah — Dio imanente nel' uomo e in tutta la creazione.. Come si potrà negare che questa "Presenza" della Schechinah nella dottrina della Nuova Teologia la fa, per dire poco, sospetissima di Gnosi? Ritornando alle note della rivelazione secondo la Nuova Teologia come la pensava il Padre L. Charlier, queste note sarebbero, dunque: a) Per la fede noi attingiamo la stessa res divina; b) Il principale oggetto della rivelazione è Dio in persona e non tanto delle verità circa la natura divina; c) Quello che si rivela è il Cristo totale, e con lui, la Trinità, che si svilupa, cresce, nella Chiesa e nella Storia; d) Il carattere storico della rivelazione gli dà una dimensione che obbliga a svilupare il dogma, che sarebbe sempre una formula temporaria ed imperfetta, come insegnavano i Modernisti. I teologi della Nuova Teologia assumevano una posizione contraria alla dottrina tradizionale che ha sempre inteso la rivelazione come un insieme di verità rivelate da Dio e consegnate in deposito alla Chiesa Cattolica. Per i nuovi teologi, la rivelazione — anche se avesse delle verità dirette all'intelletto —era, sopratutto, una esperienza personale, interiore, intuitiva ed ineffabile, esatamente come dicevano i modernisti. L' unica differenza sarebbe che i nuovi teologi ammettevano che, oltre l' esperienza, ci sarebbero alcune verità, pero meno importanti che la detta esperienza. personale della fede. I Padri Chenu, Congar, Charlier, de Lubac si posizionavano contro l'aspetto "eccessivamente intelletulistico" della rivelazione, come era stata sempre insegnata per la Chiesa. Punto di partenza della Nuova Teologia consisteva nel considerare la rivelazione come un testimonio di Dio sopra Se stesso. Ma, questo testimonio non era propiamente veicolo di una conoscenza reale. Era qualcosa di più: il Testimonio de la propia realtà divina — la res divina — come oggetto di percezione amorosa ed intuitiva. Ed anche: la rivelazione sarebbe un lento caminare delle tenebre alla luce. Questo caminare sarebbe realizato nel processo storico per mezzo di fatti e di parole interrelazionate. La rivelazione avrebbe, dunque, un carattere nettamente interpersonale e dinamico tra Dio e la persona umana, e non comunicherebbe delle verità imutabili. È scusato di dire che la Nuova Teologia considerava la rivelazione come un fenomeno umano, possibile a qualunque uomo di qualsiasi religione, e non esclusiva di una especifica religione, o sia, della cattolica. L'oggetto della religione sarebbe la realtà divina in quanto tale, Dio stesso, ricevuto nella esperienza personale, che porterebbe con lei delle verità o concetti che esprimevano in modo imperfetto il testimonio divino. La fede, non c' era dubbio, era un assentimento alle proposizioni che sprimevano il mistero. Ma, attraverso quelle espressioni la fede avrebbe in vista la stessa realtà del mistero, cioé, Dio stesso. Il progresso del dogma non deriverebbe del progresso degli studi, ma principalmente del progresso della realtà divina nella Chiesa. È questo progresso della realtà che caggionerebbe il progresso teologico teorico. Autore insospetto, René Lattourelle critica il pensiero di Charlier con queste parole: "Così, secondo il P. Charlier, la rivelazione è principalmente la comunicazione della stessa realtà divina: presenza misteriosa offerta alla esperienza della fede. La rivelazione dottrinale (messaggio di salveza comunicato all'uomo) passa chiaramente al secondo piano. Il dato-rivelato-realtà (Dio stesso nel mistero di Cristo e della Chiesa) è in perpetuo processo di crescimento. È tutto il mistero che cresce e, conseguentemente, la conoscenza che abbiamo di lui. Simile concetto di rivelazione, oltre che contradire i datti della Scrittura e del Magistero, che presentano il datto della fede come un messaggio, o sia, la Buona Nuova della salvezza, mette in pericolo la vera nozione di progresso dogmatico. Inffatti, secondo il P. Charlier, questo progresso dogmatico già non può concepirsi come una conoscenza sempre più profonda e più esplicita del deposito della fede, storica ed oggetivamente costrutto (lasciando ben chiaro che la Chiesa, grazie alla positiva assistenza dello Spirito Santo, per questo dispone di un potere di penetrazione che trascende quello della semplice ragione). Il progresso dogmatico dovrebbe essere capito come una assimilazione della stessa realtà divina, posseduta misticamente, in un contato sopraconccettuale nella esperienza della fede"(R. Lattourelle, Op. cit., p. 255). Mi permetta dirgli, egreggio Dottore, che, per me, tutto questo è puro modernismo e Gnosi messa in una terminologia moderna . La Cabbala non dice molto diversamente. Lattourelle considera, anche lui, cinque note teologiche della rivelazione, secondo la cosidetta Teologia Kerigmatica di Jungman, Rahner, ed altri: 1) La rivelazione sarebbe storica, ed il suo oggetto sarebbe Cristo in persona; 2) La rivelazione avrebbe un carattere economico, cioé, sarebbe costituita di eventi organicamente collegatti tra se; 3) La rivelazione sarebbe cristica, centrata in Cristo; 4) La rivelazione sarebbe salvifica; 5) E, finalmente, la rivelazione sarebbe interpersonale. E non c'è bisogno di far notare come queste note siano simile alle note ammesse del dotto parere teologico del Istituto Paolo VI di Brescia. Il nodo del problema, secondo il Padre de Lubac, consisterebbe nel sapere che cosa sia propriamente la rivelazione. Per lui, come per i modernisti, ella non sarebbe un insieme di verità enumerabili, un formulario di credenze fornite da Gesu Cristo nel quale si dovrebbe credere. Padre de Lubac concordava con gli altri teologi della sua scuola che l' oggetto della rivelazione era la res divina, e non tanto delle verità sopra di essa. "Il Cristo è, a l'insieme, il mistero e la rivelazione del mistero, il tutto della rivelazione ed il tutto del dogma" (Henri de Lubac, Bulletin de Théologie Fondamentale. e Problème du Dogme. Recherches de Sciences Religieuses, 1948, n. 35, pp 156-157). E questo tutto non sarebbe mai compreso in modo pleno dalle proposizioni dottrinali. "In Gesù Cristo, tutto ci è stato datto e rivelato, in una sola volta(...); conseguentemente, tutte le spiegazioni ulteriori, sia qual sia il suo tenore ed il suo modo, non sono che piccole monete di un tesoro già posseduto come un tutto. Tutto già era compreso in modo reale ed attuale in un stato superiore di cognoscenza, e non solamente contenutto nei principii e premesse (idem, pp. 157-158). Ed Latourelle comenta: "Se abbiamo bene inteso, il P. de Lubac mette in primo piano nella rivelazione la medesima realtà del mistero di Cristo, Questo "Tutto concreto" della fede è l'oggetto di una apreensione globale, intuitiva, viva: stato superiore di cognoscenza che "reale ed attuante" precontiene il dogma con tutte le richezze del suo svilupo posteriore" (R. Latourelle, op. cit. p. 268). Questa fede sarebbe cognoscenza superiore, intuitiva, globale, viva, esatamanete quella che è stata sempre chiamata di Gnosi. E continua Latourelle: "Relativamente a questa prima percezione, la necesaria espressione concettuale, con le sue nozioni e proposizioni, sarebbe come una rivelazione in secondo tempo. Essendo così, lo svilupo dogmatico si dovrebbe intendere come un "spiegamento infinito di conclusioni a partire delle sue premesse" (H. de Lubac, idem, p. 139). Anzi, sarebbe come che un cambio di registro: della intuizione verso la concettualizzazione. la percezione iniziale, ancora globale, si va detagliando in verità particolari ed in formule ogni volta più precise; sempre, però, rifferendosi alla verità normativa dello stesso Mistero che è percepito in un tipo superiore di cognoscenza dogmatica" (R. Lattourelle, op. cit., p. 268).
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